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Libreria Antiquaria Il Cartiglio

ARMONIA ASTRONOMICA & GEOMETRICA DI THEOFILO BRUNI VERONESE

ARMONIA ASTRONOMICA & GEOMETRICA DI THEOFILO BRUNI VERONESE, DIVISA IN QUATTRO TRATTATI., NE’ QUALI SI INSEGNA LA RAGIONE LA FORMATIONE DI TUTTI GLI HOROLOGI STABILI, E MOBILI AD OGNI CLIMA, & USO DEL MONDO, PER NUOVI & BREVI COMPUTI ASTRONOMICI; PER VIA GEOMETRICA; & E ANCO PRATICA, CON INSTROMENTI ECCELLENTISSIMI. ET NEL TRATTATO QUARTO, BELLE E NUOVE FORME DE HOROLOGI PORTATILI DIURNI, E NOTTURNI, DELL’AUTORE SCOLPITE IN RAME PER IL CLIMA DI VERONA, ET LOMBARDIA, ET COMPUTATE LE TAVOLE PER L’USO DI TUTTA ITALIA. ET NEL FIN DELL’OPERA LA DUPLICAZIONE , DIMIDIATIONE, E TRASMUTAZIONE DEL CORPO CUBO, ET SFERICO, PALLE, E BOCCHE DI ARTIGLIERIA, ET DIPENDENTI DA LORO.

BRUNI Teofilo (1595-1638) Legatura coeva in piena pergamena rigida, dorso a quattro nervi rilevati, scatola moderna di contenimento. Breve nota manoscritta al recto del foglio di guardia anteriore. 24 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo, fregio tipografico e antica nota di possesso di Giacomo Lodi; 63 pagine numerate (mancano le pagine da 11 a 14 comprese); 55-(1b)-54 (in realtà 48 perché le tavole doppie fuori testo sono numerate come doppie pagine)- 60-(8) pagine numerate. All'interno del Trattato Terzo, 3 tavole incise a silografia fuori testo e più volte ripiegate raffiguranti diagrammi. Numerose illustrazioni nel testo sia a silografia che in rame, per la maggior parte a carattere astronomico. Rara prima edizione dell'opera principale del frate cappuccino Teofilo Bruni da Verona, uno dei primi grandi trattati di gnomonica del XVII secolo. Il raro testo è volto a permettere la costruzione degli orologi solari a più categorie, quella degli esperti artigiani che si fondavano sul mero calcolo teorico, a coloro i quali si fondavano sul metodo geometrico, a chi utilizzava meramente le tabelle o i soli strumenti in uso, alcuni dei quali inventati dallo stesso Bruni. Cfr. Choix de Olschki, VI,6220: "l'Auteur y donne d'excellents renseignements astronomiqus pour les villes de l'Italie". Esemplare in modeste condizioni oltre che privo, come segnalato, di 4 pagine al Primo Trattato; alcune bruniture e tracce d'uso o sporco; una macchia al bordo inferiore laterale delle ultime 10 pagine.
MONICOMETRO INSTROMENTO DA MISURAR CON LA VISTA STANDO FERMO

MONICOMETRO INSTROMENTO DA MISURAR CON LA VISTA STANDO FERMO, DEL R.P.D. FRANCESCO PIFFERI DAL MONTE S. SAVINO, MONACO CAMALDOLENSE, PROFESSOR DI MATEMATICA NELLO STUDIO DI SIENA.

PIFFERI Francesco (nato nel 1548?) Legatura coeva in pergamena floscia con dorso rifatto; guardia nuova al contropiatto anteriore, mancante quella libera, coeva quella al posteriore del volume. Scatola moderna di contenimento in mezzo marocchino rosso. 67 pagine, mal numerate 76 per errore all'ultima pagina; 1 pagina bianca. Frontespizio con titolo, piccoli fregi tipografici e timbro di possesso "Collection Édouard Berthoumeyrou", ripetuto all'ultima pagina. All'interno, capolettera silografati di cui il primo bello e ampio e numerose illustrazioni silografiche nel testo riferite allo strumento di misurazione descritto e alle sue applicazioni pratiche. PRIMA RARA EDIZIONE dedicata dallo studioso e monaco camaldolese Pifferi a Francesco Maria duca di Urbino. L'autore in questo libretto espone la fabbricazione e l'uso del monicometro, un ingegnoso strumento di sua invenzione che metteva in grado di effettuare misurazioni senza che "bisogni sempre muoversi da luogo à luogo" (c. A2r). Lo studioso Riccardi considera il volume come un primo tentativo di ideare un metro; lo strumento poteva essere usato sia in orizzontale per misurare le distanze planari, che verticalmente, per misurare le altezze. A pagina 8, carta A4v, contenente la "Dichiarazione del nome Monicometro", l'autore spiega l'origine del nome scelto per il suo strumento, "perchè Monicos, in Greco tanto vale Statario; e Metros significa misura; si che tutto insieme resulta misura stataria, ò che stà ferma". Molto scarse le notizie sull'autore, certamente più noto per i suoi studi scientifici che non per l'appartenenza monastica. Esemplare in discrete condizioni, macchie e slabbrature al margine superiore del frontespizio; qualche lieve gora lungo il volume.
ELEMENS D'ASTRONOMIE. PAR M. CASSINI

ELEMENS D’ASTRONOMIE. PAR M. CASSINI, MAÎTRE DES COMPTES. DE L’ACADÉMIE ROYALE DES SCIENCES, ET DE LA SOCIÉTÉ ROYALE DE LONDRES

CASSINI Jacques (1677-1756) Legatura della prima metà del Novecento in piena pelle con bordura a secco ai piatti; autore e titolo in oro su tassello, data in oro al piede; guardie dell'epoca della legatura. XVI pagine numerate, compreso il frontespizio; 14 pagine non numerate; 643-(1 bianca) pagine numerate; 21 tavole incise fuori testo e ripiegate, numerate 1-20 (la 13 è ripetuta nella numerazione). All'interno alcuni diagrammi. Prima edizione, ne seguì una seconda lo stesso anno con alcune correzioni. L'autore dell'opera è stato il famoso astronomo Jacques Cassini, figlio dell'ingegnere e astronomo Giovanni Domenico Cassini (1625-1712). Nella prefazione, il testo viene indicato come il primo trattato di elementi di astronomia scritto in francese. Il libro inizia con le considerazioni circa i cerchi della sfera, i sistemi di tutto il mondo, la rifrazione astronomica e di parallasse; il trattato prosegue con una divisione in 9 parti: la prima tratta le stelle fisse, la seconda del sole e la sua rivoluzione attorno al suo asse, il terzo delle teorie sulla luna, il quarto delle teorie su Saturno, il quinto su Giove, il sesto su Marte, il settimo su Venere, l'ottavo su Mercurio, il nono sui satelliti di Giove e Saturno. "Cassini's work is vast . [his] principal areas of interest were the study of the planets and their satellites – particularly the inclination of the orbits of the satellites and the structure of Saturn's ring – the observation and theory of the comets, and the tides"(DSB). Esemplare in discrete condizioni, a fogli ancora chiusi, "in barbe"; cerniera parzialmente richiusa al piatto anteriore; tracce di sporco al bordo esterno del frontespizio e piccolo restauro integrativo all'angolo inferiore esterno dello stesso; sporadiche fioriture o arrossamenti, poche carte interessate da una gora al bordo inferiore.
RATIO PONDERUM LIBRAE ET SIBELLAE: IN QUA QUID È LOTHARII SARSII LIBRA ASTRONOMICA

RATIO PONDERUM LIBRAE ET SIBELLAE: IN QUA QUID È LOTHARII SARSII LIBRA ASTRONOMICA, QUIDQUE È GALILEI GALILEI SIMBELLATORE, DE COMETIS STATUENDUM SIT, COLLATIS UTRIUSQUE RATIONUM MOMENTIS, PHILOSOPHORUM ARBITRIO PROPONITUR. AUCTORE EODEM LOTHARIO SARSIO SIGENSANO

GRASSI Orazio [SARSI Lothario] (1583-1654) - antigalileiana Legatura di epoca successiva in cartone, guardie dell'epoca della legatura; tagli gialli. 4 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo e ampia marca tipografica incisa e dedica al cardinale Francesco Boncompagni (1592-1641); 1 tavola fuori testo, bianco il recto e incisa al verso, 201-(3b.) pagine numerate. L'ultima carta, bianca e che dovrebbe far parte del volume come Cc4, incollata a quella di guardia; pare essere originale del volume in quanto identica nella vergellatura. PRIMA RARA EDIZIONE, a cui ne seguì una seconda a Napoli l'anno successivo, di questo celeberrimo testo che conclude la serie di pubblicazioni sulla "controversia delle comete", che vide il gesuita savonese Orazio Grassi contrapporsi alla pubblicazione del Saggiatore di Galileo, grandioso testo che fu la replica di Galileo a un'opera precedente sempre di Grassi, il Libra astronomica ac philosophica (Perugia, 1619). Cfr. Museo Galileo, Istituto e Museo di Storia della Scienza, "Nato a Savona nel 1590, Orazio Grassi entrò a diciotto anni nella Compagnia di Gesù, divenendo presto professore di matematica. Il Grassi fu anche architetto, ma la sua fama è legata principalmente alla disputa sulle comete che lo oppose a Galileo. Nel 1618 l'apparizione di tre comete suscitò grande interesse nel mondo scientifico e Grassi fu incaricato dai propri confratelli di tenere una pubblica trattazione presso il Collegio Romano, che fu poi data alle stampe con il titolo “De tribus cometis ”. Sollecitato da più parti Galileo fu invitato a esprimersi su questo fenomeno celeste, che però non aveva potuto osservare a lungo. Lo scienziato pisano affidò a Mario Guiducci le proprie considerazioni e nel 1619 fu dato alle stampe il Discorso delle comete: si innescò così la querelle che porterà alla stesura del Saggiatore. Orazio Grassi, infatti, scrisse una risposta al Discorso, dal titolo Libra astronomica ac philosophica, polemizzando direttamente con Galileo e mettendo da parte Guiducci. Tra le accuse mosse dal gesuita vi era anche quella secondo cui la spiegazione del fenomeno nel Discorso delle comete presupponeva una manifesta adesione al sistema copernicano, appena messo al bando. Galileo rispose alla Libra scrivendo il Saggiatore. Nel 1626 il Grassi pubblicò la “Ratio ponderum librae et simbellae ”. Galileo vi era attaccato non solo in merito alle comete, ma anche sul piano teologico dottrinale per alcune affermazioni sulle qualità primarie e secondarie dei corpi e sulla struttura crepuscolare della materia. Preferì comunque non rispondere, lasciando che il contrasto si affievolisse col tempo. Negli anni dolorosi del processo Orazio Grassi non mostrò acredine nei confronti di Galileo, anche se la polemica che li aveva visti coinvolti aveva senza dubbio contribuito a porlo in cattiva luce presso i Gesuiti”. Esemplare in discrete condizioni, piccola mancanza al piede del dorso e a un angolino del piatto posteriore; frontespizio corto al margine inferiore con l'ultima riga di testo in parte mutilata; diverse pagine corte al margine superiore ma senza intaccare il testo; praticamente tutte le pagine in lieve ossidazione con la presenza di lievi gore al bordo superiore e a quello laterale di molte pagine; rinforzo cartaceo di 1 cm al verso dell'ultima pagina bianca Cc3 a coprire abrasione sottostante. Later boards, yellow edges, new endpapers (spine ends lightly chipped, some small repairs). (4), 201, (3b). Engraved device of Cardinal Boncompagni on title, 1 engraved plate. FIRST EDITION, very rare. An interesting debate regarding the controversy of the comets of 1618 between Grassi (Lothario Sarsio Sigensano) against Galileo and his Saggiatore. Title shaved at bottom margin with some loss, some other leaves a touched shaved, some light waterstaining, occasional light browning and a small burn stain to fore-edge, small repair to verso of Cc3.
DELLA GRANDEZZA DELLA TERRA ET DELL'ACQUA

DELLA GRANDEZZA DELLA TERRA ET DELL’ACQUA, TRATTATO DI M. ALESSANDRO PICCOLOMINI, NUOVAMENTE MANDATO IN LUCE, ALL’ILLUSTR. ET REVER.MO S.RE MONSIG. M. IACOMO COCCO, ARCIVESCOVO DI CORFU’.

PICCOLOMINI Alessandro (1508-(1579) Elegante legatura moderna in stile in piena pelle con ricche impressioni a secco ai piatti e a filetti incrociati al dorso; guardie nuove. 4 carte non numerate compreso il frontespizio con titolo e marca tipografica a silografia; 43 carte numerate; 1 carta non numerata con, al verso stessa marca tipografica del frontespizio; segnatura *4 A-L4. All'interno, numerosi capolettera e alcuni diagrammi silografati. PRIMA RARA EDIZIONE cui ne seguirono una nel 1561 e un'altra nel 1583. Il testo, a cui fece seguito nello stesso anno il trattato cosmografico e astronomico "Delle theoriche", è dedicato alla geografia e alla cartografia e si occupa della proporzione sul nostro pianeta tra acqua e terra; passando in rassegna gli studiosi antichi di filosofia e geografia, Piccolomini confuta le tesi di Aristotele e Tolomeo secondo i quali l'acqua era più estesa della parte terrestre del pianeta. L'autore, al termine dell'opera scrive "l'acqua non solamente non esser come molti vogliono di gran lunga maggiore in quantità che la terra, ma ne forse punto maggiore, ma più tosto ancora minore? Alessandro Piccolomini nacque a Siena, e fece parte della stessa famiglia di papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini. Fu ecclesiastico, prolifico letterato, scienziato, commediografo e poeta; traduttore di Virgilio, Senofonte, Ovidio e soprattutto di Aristotele. Esemplare in ottime condizioni; qualche piccola sporadica fioritura, ampi margini.
PRECETTI DELLA MILITIA MODERNA

PRECETTI DELLA MILITIA MODERNA, TANTO PER MARE QUANTO PER TERRA, TRATTATI DA DIVERSI NOBILISSIM INGNEGNI, ET RACCOLTI CON MOLTA DILIGENZA DAL SIGNOR GIROLAMO RUSCELLI. NE’ QUALI SI CONTIENE TUTTA L’ARTE DEL BOMBARDIERO, ET SI MOSTRA L’ORDINE CHE HA DA TENERE IL MAESTRO DI CAMPO, QUANDO VUOLE ACCAMPARE IL SUO ESSERCITO.

RUSCELLI Girolamo ( 1505-1566) Legatura coeva in pergamena con pergamena coeva con annotazioni manoscritte capovolte al piatto anteriore. 4 carte non numerate, di cui la prima per il frontespizio con titolo e ampia marca della celeberrima casa editrice Sessa; 59-(1b.) carte numerate. All'interno, 28 illustrazioni silografiche delle quali 11 a pagina intera. Terza edizione, la prima nel 1568, di questo autorevole manuale, ispirato a fonti contemporanee, dedicato principalmente all'artiglieria ma anche ai fuochi d'artificio, che in epoca rinascimentale non erano ancora disgiunti. Il Libro Secondo (da pagina 22), tratta la fabbricazione di mine e razzi e le ultime invenzioni tecniche relative alla guerra d'assedio e alle munizioni. Le belle illustrazioni delineano una varietà di fuochi d'artificio, razzi, miniere e compassi, un ostacolo a spillo, un galleggiante e un giubbotto di salvataggio. Nel testo emerge quanto sia ancora considerato affidabile l'uso di lance infuocate, delle palle di fuoco sparate dall'artiglieria. Segue un interessante capitolo sulla medicina militare, sull'uso di droghe nell'esercito e nella marina con particolare riferimento alle pratiche del celebre medico bolognese Leonardo Fioravanti. L'opera venne pubblicata dopo la morte dell'autore a cura di Benedetto de Bolis che la dedicò ad Alessandro Farnese Duca di Parma. Esemplare in buone condizioni e ad ampi margini, qualche sporadica fioritura, ottima l'inchiostratura alle illustrazioni.
MEMORABILIUM UTILIU(M) AC IOCUNDORUM CENTURIAE NOVEM

MEMORABILIUM UTILIU(M) AC IOCUNDORUM CENTURIAE NOVEM, IN APHORISMOS ARCANORUM OMNIS GENERIS LOCUPLETES, PERPULCHRÈ DIGESTAE. AUTORE ANTON. MIZALDO MONLUCIANO, MEDICO.

MIZAULD Antoine (1510-1578) Legatura in reimboitage in pergamena antica con unghie. 1 carta bianca con antiche annotazioni di possesso: Doctoris Bartholomaeus Medici, 1666; altra iscrizione di Francois Berrier, Le Puy-en-Velay con data 1676 sovrapposta a quella precedente. 16 carte non numerate, compreso il frontespizio con titolo e marca tipografica a silografia; 136 carte numerate; mancanza della carta di guardia posteriore. Numerose postille marginali manoscritte. Seconda edizione, pubblicata per la prima volta a Parigi nel 1566, di questa interessante collezione di 900 aforismi medici e scientifici, ristampati più volte nel XVI secolo. Antoine Mizauld, fu discepolo di Oronce Finé che gli insegnò la matematica. Dallo studio della matematica passò a quello della medicina, che lo portò ad esercitare con ottima reputazione ma che non gli impedì di coltivare il suo viscerale amore per le scienze curiose, tanto da occuparsi di materie diverse come l'astronomia e la botanica applicata alla medicina. Scrisse un gran numero di apprezzabili testi. Esemplare in discrete condizioni, legatura irrigidita al piatto anteriore, alcune slabbrature alle prime carte, lieve ingiallimento a tutto il volume, qualche piccola lacuna marginale a poche carte, lieve gora al margine inferiore interno a metà ca. del volume.
DISCORSO SOPRA LA FABRICA. E USO DELLE NUOVE VERGHE ASTRONOMICHE DI ANTONIO LUPICINI

DISCORSO SOPRA LA FABRICA. E USO DELLE NUOVE VERGHE ASTRONOMICHE DI ANTONIO LUPICINI, AL SERENISSIMO ARCIDUCA ERNESTO.

LUPICINI Antonio (1530?-1598) Copertina in pergamena coeva flosia priva della controfondatura di cartoncino, slabbrature e piccole mancanze; al contropiatto anteriore, ex-libris "Trinity College, Cambridge " con timbro di duplum. 53 pagine numerate, compreso il frontespizio con titolo e ampia marca silografica; 3 pagine non numerate compresa 1 carta bianca finale, mutila alla parte inferiore e con un disegnino a penna al verso. All'ultima pagina di testo, dati tipografici e ampia marca tipografica identica a quella del frontespizio; all'interno, 16 illustrazioni silografiche nel testo, delle quali 7 a piena pagina, raffigurano diagrammi, strumenti e scene di misurazione. PRIMA RARA E UNICA EDIZIONE di questo trattato sulla costruzione e l'uso delle nuove verghe astronomiche, dove vengono descritte le operazioni di uno strumento inventato da Lupicini stesso: le verghe potevano essere usate come archipendolo, squadra dei bombardieri, quadrante per la misurazione delle grandezze, squadra zoppa e nel rilevamento topografico; è descritta anche una bussola magnetica e se ne discute dell'applicazione alla balistica e alla cartografia. Lupicini fu un ingegnere militare coinvolto nel 1552 negli assedi di Montalcino e Monticchiello e, quale ingegnere idraulico, partecipò a dei lavori nella città di Venezia. Esemplare in modeste condizioni, segnalata fragilità della copertura in pergamena, leggermente allentato, tracce di sporco e fioriture lungo il volume; angolo inferiore esterno rosicchiato alle prime carte.
CALENDARIUM ECCLESIASTICUM NOVUM

CALENDARIUM ECCLESIASTICUM NOVUM, EX SACRIS LITERIS, PROBATISQUE SANCTORUM PATRUM SYNODIS EXCERPTUM, IUXTA OMNIPOTENTIS DEI MANDATA IN VETERI TESTAMENTO MOSI DATA.

GAURICO Luca (1475-1558) Legatura moderna in piena pergamena con, al dorso, filetti a secco, titolo e data manoscritti a penna; tracce di titolo manoscritto al taglio inferiore; guardie recenti di carta antica. 4 carte non numerate (di cui 2 pagine sono bianche), compreso il frontespizio con titolo e marca tipografica a silografia; piccola integrazione con velatura in basso in luogo delle ultime lettere, deperdite con il nome dell'editore; 135 carte numerate (l'ultima senza numerazione); 1 carta bianca. Diversi errori di numerazione. All'interno, numerosi capolettera abitati e diversi diagrammi illustrati. Il volume è opera di Luca Gaurico, rinomato medico, matematico, filosofo, astronomo e astrologo, non che vescovo di Civita Ducale per qualche anno. Autore di numerosi calendari profetico-astrologici, decaduto dalla nomina a vescovo continuò il suo errabondare quale oroscopante. Curò la riedizione di diverse opere importanti di astronomia quali L'Almagesto di Tolomeo, le Tavole Alfonsine di medievale memoria e pubblicò molti testi astrologici di cui fu l'autore. Il volume in oggetto si apre con gli indici e alcune composizioni poetiche encomiastiche, seguite da una lettera a papa Paolo III dai contenuti astrologici e teologici. Nella prima parte dell'opera, l'autore torna a proporre dei calcoli calendaristici già pubblicati, il resto dell'opera, che è la maggior parte, riguarda calcoli calendaristici afferenti alla Pasqua e altre feste mobili descritte nell'arco di duemila anni. Esemplare in buone condizioni complessive, fatto salvo che per il difetto dichiarato al frontespizio e un angolino inferiore integrato alla carta 134, integrazione e velatura più estesa alla carta 135, l'ultima, e alla carta bianca a seguire; interno molto fresco.
PARAPHRASE DE L'ASTROLABE

PARAPHRASE DE L’ASTROLABE, CONTENANT LES PRINCIPES DE GEOMETRIE. LA SPHERE. L’ASTROLABE, OU, DECLARATION DES CHOSES CELESTES. LE MIROIR DU MONDE, OU, EXPOSITION DES PARTIES DE LA TERRE.

FOCARD Jacques de Montpellier (sec. XVI) - TOURNES Jean de (1504-1564) - SALOMON Bernard (sec. XVI)] Legatura di epoca settecentesca in piena pelle spugnata con titolo e fregi in oro al dorso, tagli rossi; al contropiatto anteriore, ex-libris "Bibliotheque de M. Hyp.te Renard". 16 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo, bella marca tipografica incisa, alcune note manoscritte e disegnini; al verso, stemma araldico a silografia. 187-(1bianca) pagine numerate; mancanza degli ultimi due fogli fuori numerazione contenenti volvelle. All'interno, numerose illustrazioni nel testo, alcune attribuibili allo stile di Bernard Solomon (NUC Pre-1956). Prima rara edizione, a cui ne seguì una seconda nel 1555 curata da Bassantin. Le referenze usuali indicano per questo raro testo "beautifully achieved" (D.B. Updike, Printing Types, p. 199), la presenza delle sole 187 pagine numerate, o annotano l'assenza degli ultimi due fogli con volvelle. Il pregevole testo tratta dell'astrolabio, l'antico strumento astronomico che permette di localizzare e calcolare la posizione dei corpi celesti; l'opera è molto interessante anche per la piccola mappa del mondo a pagina 34, in cui compare l'America che viene poi ben descritta a pagina 155: "Telle est la description des parties du monde, selon le très excellent Ptolomée, et les autres anciens Geographes: depuis lesquels ne c’est gueres trouvé terre, dicte continens, tant deça, que dela l?equinoctial, excepté une appellée Amerique, de la quelle ne sommes encores bien asseurés: d’Isles plusieurs, lesquelles je tais à cause de briefveté. L’Amerique (laquelle est appellée l’Ameque) te descriray succinctement, suyvant la metode de Ptolomée, n’ayant egard à tous ceulx qui ont navigé, et pour le jourd’huy navigent à intention seulement de traffiquer, ou gaigner, et d’icelle parlent obscurement, tellement qu’il fault presque deviner ce que par leurs songes veulent dire Curiosomente, l'autore continua ad affermare che l'America si trova all'Occidente e al Sud dell'Europa, che gli americani equinoziali sono cannibali e che il Brasile è sul tropico del Capricorno. Verso il Polo Antartico la gente è gigante (un riferimento precoce ai Patagoni), e all'estremo ovest sono cannibali. Quella parte è chiamata Perù, salvo verso nord, dove è chiamata Parias, adiacente a Dariana (Darien o Panama). Esemplare in modeste condizioni; piccola apertura alla cerniera anteriore e qualche spellatura alla legatura; sporco e lacune al frontespizio risarcite da fettucce laterali incollate al verso, non ledono il testo; sempre al verso, parti dello stemma araldico ricoperte da antica velina a ricucire strappetti; piccole lacune alle due carte successive risarcite da vecchie integrazioni; lieve gora ma presente lungo tutto il volume.
ANDREA ARGOLI D. MARCI SERENISSIMO  ANNUENTE SENATU EQUITIS

ANDREA ARGOLI D. MARCI SERENISSIMO  ANNUENTE SENATU EQUITIS, MEDICI, PHILOSOPHI, AC IN PATAVINO LYCEO MATHEMATICAS SCIENTIAS PROSITENTIS DE DIEBUS CRITICIS ET DE AEGRORUM DECUBITU LIBRI DUO.

ARGOLI Andrea (1570-1657) Legatura poco più tarda in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso; tagli spruzzati di rosso. 32 pagine non numerate, compreso il bel frontespizio figurato con titolo iscritto all'interno di elegante edicola illustrata in cui compaiono i ritratti di Argoli e di Tyco Brahe, iniziali a penna "FvF"; al secondo foglio, due antichi timbri: uno non identificato con lettere puntate in tondo, l'altro per " S.M AD. GRADUS. DE. VITERBIO BIBLIOTH. "; 93 - (1 bianca) pagine numerate; 1 carta bianca; 4 pagine non numerate, compreso il frontespizio del Liber Secundus; 148 pagine numerate. All'interno, numerosi diagrammi astrologici. L'opera, in prima edizione, è un trattato di astrologia medica, nel quale si teorizza la soggezione delle parti interne ed esterne del corpo ai pianeti e ai segni zodiacali, oltre che a trattare gli oroscopi di personalità eccellenti defunte. La prima parte del volume tratta della dottrina dei giorni critici; Thorndike lo descrive come un esempio dell'importanza dell'astrologia nel XVII secolo: "«Having in its early chapters asserted the influence of the stars, Argolus devotes the ninth chapter of the first book to instruction how to predict from one's nativity the coming train of events of the human body. The tenth considers the subjection of the external and internal parts of the body to the planets and signs of the zodiac, and the diseases which are attributed to particular signs and planets. The eleventh chapter maintains that the outcome of illness may be more rationally and evidently investigated by astrological method than by the medical art; the twelfth instructs how to forecast the nature and time of sickness from those superior causes. The thirteenth deals with the determination of good or ill health from the revolution of the year, and it is only with chapter 14 that we at last come to critical days of which the discussion continues to chapter 21, where the first book ends". La seconda parte, è dedicata ai "malati eccellenti" per i quali si offrono per ciascuno due tabelle, una prima che descrive il loro oroscopo e la seconda la loro posizione astrale al momento della malattia; tra i pontefici Sisto V, Clemente VIII, Paolo V, e ancora Enrico II, Odoardo farnese, Ferdinando Gonzaga, Ranuccio farnese, card. Alessandro Orsini, Scipione Borghese, Federico Borromeo e altri celebri esponenti della nobiltà italiana. Andrea Argoli fu un rinomato matematico, astronomo e medico abruzzese. Studiò all’Università di Napoli medicina, matematica ed astronomia. Nel 1622 ottenne la cattedra di matematica all’Università di Roma. Per la sua passione per l’astrologia fu costretto a trasferirsi a Venezia e nel 1632 fu insignito come cattedratico di matematica all’Università di Padova; per la sua erudizione venne soprannominato l’Euclide dei Marsi. Esemplare in buone condizioni, segni di pieghe alla legatura e alle carte; la seconda parte rifilata al margine superiore con perdita di parte del titolo di testa, a volte integrato anticamente a penna; alla pagina 35 della seconda parte, piccolo strappetto con lacuna anticamente risarcito con rappezzo al verso, non lede il testo.
EXACTISSIMAE SECUNDORUM MOBILIUM TABULAE IUXTA TYCHONIS BRAHE

EXACTISSIMAE SECUNDORUM MOBILIUM TABULAE IUXTA TYCHONIS BRAHE, & AUCTORIS MIXTAS HYPOTHESES, ACCURATASQUE A COELO DEDUCTAS, & EX OTA EUROPA UNDIQUE SUMPTAS NOVITER OBSERVATIONES. Unito a: PANDOSION SPHAERICUM. IN QUO SINGULA IN ELEMENTARIBUS REGIONIBUS, ATQUE AETHEREA, MATHEMATICE’ PERTRACTANTUR.

ARGOLI Andrea (1570-1657) Legatura coeva in piena pelle con dorso abilmente rifatto nel secolo scorso con 5 nervi rilevati, autore e titolo in oro su tassello rosso; carte di guardia mancanti; tagli policromi spruzzati. Al contropiatto nateriore, foglietto di carta incollato con note manoscritte, attestante la provenienza dalla biblioteca del Dr. Walter Pagel, vendita della sua biblioteca da Sotheby's 7 February 1984, lot 19. I volume, "Exactissimae .Tabulae.": 12 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo e bella marca tipografica a silografia; 338 pagine numerate; 1 carta bianca. II volume, "Pandosion Spahericum": 28 pagine non numerate, compresi occhietto, frontespizio con titolo e marca tipografica, a pagina 28, bel ritratto inciso raffigurante l'autore a mezzobusto all'interno di edicola; 354 pagine numerate; 1 tavola incisa fuori testo su rame e ripiegata, posizionata dopo pag. 228 e raffigurante due rappresentazioni lunari; all'interno, numerose illustrazioni e diagrammi incisi su rame o a silografia. Insieme di due rare opere in prima edizione di Andrea Argoli. La prima opera è una delle sue ampie effemeridi astronomiche, basata sulle osservazioni di Tycho Brahe. Il secondo lavoro è noto per la sua bella incisione sulla luna, così come un capitolo (41) sulla teoria di Harvey sulla circolazione del sangue, senza tuttavia mai menzionare Harvey. Dal 1622 al 1627 Argoli ha detenuto la cattedra di matematica alla Sapienza di Roma; le testimonianze suggeriscono che perse questo incarico a causa del suo entusiasmo per l'astrologia. Nel 1632 divenne professore di matematica a Padova, dove trascorse il resto della sua vita. Le estese effemeridi astronomiche di Argoli, basate dapprima sulle Tavole Pruteniche (1620-1640) e più tardi sulle sue stesse tavole (1630-1700), basate sulle osservazioni di Tycho Brahe, gli resero grande fama più delle altre sue opere scientifiche. Nell'Astronomicorum (1629), Argoli propose il suo sistema geocentrico del mondo: le orbite di Mercurio e Venere sono centrate sul sole ma quelle di Marte, Giove e Saturno sono centrate sulla terra (in contraddizione con l'ipotesi ticonica). Questo schema è essenzialmente uguale a quello di Martianus Capella, con l'aggiunta della rotazione della terra sul proprio asse. Una comunicazione a Galileo di F. Micanzio testimonia che Argoli in seguito progettò una difesa del Dialogi di Galileo; ma se il testo fu mai completato non è sopravvissuto. Esemplare complessivamnete in buone condizioni, sciupature alla legatura; al primo volume: modesta traforatura di tarlo al margine inferiore alle prime due carte con perdita di qualche letterina; piccola traforatura al margine interno dalle pagg. 165 a 187; a pagina 185, piccola lacuna in alto a destra con perdita del numero di pagina; poche carte dal lieve ingiallimento. Secondo volume: ale pagine 15/16 non numerate, modesta differenza di misure del foglio editoriale rispetto agli altri, uniformata mediante antica integrazione di striscia di carta; lacuna di qualche cm allle prime righe delle pagine 3/4 con perdita di qualche letterina; per il resto, fresco e bene impresso.
L'USAGE DU COMPAS DE PROPORTION. PAR D. HENRION

L’USAGE DU COMPAS DE PROPORTION. PAR D. HENRION, PROFESSEUR ÉS MATHEMATIQUES. NUOUVELLE EDITION, REUEÜE, CORRIGÉE, ET DE BEAUCOUP AUGEMENTÉE.

HENRION  Didier (ca. 1580-ca. 1640) Legatura coeva in piena pelle avana con duplice cornice di doppio filetto con congiunzioni in diagonale e roselline agli angoli in oro; dorso rimontato da restauro con autore e titolo in oro longitudinalmente; al piatto anteriore, traccia di un cerchio segnato da punta di compasso. Al contropiatto anteriore e al recto del foglio di guardia, note manoscritte, un disegnino di un volto femminile capovolto al recto. 1 carta bianca; 8 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo e bel mappamondo inciso, nota manoscritta di possesso "J. Flamieng"; 1 tavola incisa fuori testo e più volte ripiegata, raffigurante una doppia rappresentazione del compasso; 138 (i.e 136 per errore di numerazione finale) pagine numerate. All'interno, numerose illustrazioni nel testo, alcune a piena pagina; 3 carte bianche finali. Seconda o più probabilmente terza edizione, la prima pubblicata nel 1618. Henrion pubblicò il suo primo lavoro nel 1613, un corso di matematica elementare per l'uso della nobiltà. "Henrion was greatly interested in mathematical instruments, especially in the proportional divider, the invention on which he attributed to Jacques Alleaume, who had constructed several copies of it in Paris " (DSB). [Henrion era molto interessato agli strumenti matematici, specialmente nel divisore proporzionale, l'invenzione che egli ha attribuito a Jacques Alleaume, che ne aveva costruito diversi esemplari a Parigi" (DSB)]. Esemplare in discrete condizioni, lievi tracce d'uso alla legatura; leggermente corto al margine superiore, in particolare al frontespizio dove il titolo è a filio; traforatura di tarlo all'angolo superiore esterno delle prime 40 pagine, non lede il testo.
DELLA FABRICA

DELLA FABRICA, ET USO DI UN NOVO STROMENTO FATTO IN QUATTRO MANIERE PER FARE GLI HOROLOGI SOLARI AD OGNI LATITUDINE. Unito a: DELLA FABRICA ET USO DEL NOVO HOROLOGIO UNIVERSALE AD OGNI LATITUDINE.

GALLUCCI Giovanni Paolo (1538-c.1621). Legatura coeva in piena pergamena con tracce di lacci deperditi; guardie sostituite. Primo volume: 1 carta bianca; 4 carte non numerate, compreso il frontespizio con titolo marca tipografica silografata, pagine di dedica a Thomaso Della Vecchia; 36 carte numerate. All'interno, numerose incisioni silografiche nel testo, raffiguranti diagrammi e orologi solari. Secondo volume: 4 carte non numerate, compreso il frontespizio con titolo e marca tipografica silografata, pagine di dedica a Papa Sisto V; 28 carte numerate; 1 carta bianca finale; all'interno, numerose incisioni silografiche raffiguranti diagrammi, orologi solari e volvelle, di cui 3 con una parte mobile (carte 6r, 9r e 10v), una volvella a piena pagina alla carta 16r, priva della probabile parte mobile e con nomi dei segni zodiacali manoscritti; al verso dall'ultima carta, nota di possesso manoscritta; nota manoscritta al verso dell'ultima carta, bianca. PRIMA EDIZIONE PER ENTRAMBI I VOLUMI. Cfr. Antonio Fappani, Enciclopedia Bresciana, "Erudito, letterato e poligrafo. Il 21 maggio 1564 fu con Giuseppe Voltolina uno dei 19 fondatori dell'Accademia degli Unanimi di Salò col nome di Tollerante e aveva come impresa una torre sul mare in tempesta e per motto il catulliano "perfer et obdura". Visse molto tempo a Venezia e il 21 giugno 1593 sarebbe stato tra i nove fondatori della seconda Accademia veneziana. Fu ai suoi tempi celebre matematico ed astronomo. Fu anche ottimo conoscitore del latino e dello spagnolo ma, soprattutto, si occupò di matematica, di astrologia, di cosmografia. Si dedicò anche a fabbricare orologi solari. Scrisse anche poesie latine. Diede al tramontante sistema tolemaico un contributo librario elegantissimo con il "Theatrum mundi" e uno "Speculum Uranicum" con figure molto belle, riproducenti anche figure girevoli che riproducono posizioni della luna e del sole con apparizione delle fasi della luna, come sono nell'orologio di piazza della Loggia. Nel "De fabrica et usu novi Horologi." ci ha lasciato tabelle buone ancor oggi e posizioni valide fino al 2000". Cfr. Treccani, "Nel 1590 pubblicò (Venetia, G. Perchacino) due trattati: il primo, intitolato Della fabrica et uso del novo horologio universale, è ancora dedicato a Sisto V, che gli aveva fatto sapere di apprezzare le sue opere, ed è seguito da Della fabrica et uso di un novo stromento fatto per fare gli orologi solari. Nel 1593 vide la luce un volume di grande formato e con uno splendido frontespizio, lo Speculum Uranicum (ibid., D. Zenari), nella cui dedica al cardinale Francesco Mauroceno il G. ancora una volta tesseva l'elogio delle scienze celesti. Tre anni dopo il G. dette alle stampe la Nova fabricandi horaria mobilia et permanentia? ratio (ibid., G. Perchacino), preceduta da una dedica a magistrati della sua città natale, Salò, nella quale esprimeva tutta la propria gratitudine per la patria e rievocava alcuni momenti della propria vita. Emigrato da molti anni a Venezia, ritenuta patria comune e centro del sapere, non aveva più avuto modo di soggiornare nella città d'origine per insegnare quanto aveva appreso con lunghi studi e fatiche. Ma adesso che aveva raggiunto una vasta fama in Italia e presso le altre nazioni, rendendo illustre il proprio nome e quello della città natale, era orgoglioso, "pene ovans ac victor", di riportare in patria i trofei della gloria conseguita.". Esemplare in discrete condizioni, irrigidimento da collatura del piatto anteriore, la carta bianca iniziale incollata lungo il margine interno a quella di guardia; qualche sporadica fioritura, una lieve gora alla parte inferiore del margine esterno lungo buona parte del volume.Early vellum, manuscript title on spine (spine repaired, covers crinkled, new endpapers, tieslacking). (I): (4), 36. woodcut device on title, woodcut figures, several full-page, volvelle on A4recto. (II): (4), 28. Title with woodcut arms of Sixtus V, woodcut figures including volvelles on b2r, c1r, and c2v. FIRST EDITION. The 'Novo horolo.
L'ANNO RIFORMATO

L’ANNO RIFORMATO, DOVE CON FACILE METODO, & INDICIBILE, MA LUCIDA BREVITA’, PUO’ CIASCUNO FACILISSIMAMENTE IMPARARE TUTTO QUELLO, CHE PIU’ E’ UTILE, E NECESSARIO, SI’ D’INTORNO LE COSE DEL MONDO CELESTE, & ELEMENTARE, COME D’INTORNO QUELLE DE’ TEMPI , & DEL CALENDARIO.

DOGLIONI Giovanni Niccolò (1548-1629) Legatura di epoca secentesca in piena pelle bazzana con tracce di fregio in oro al piatto anteriore, dorso a 3 nervi rilevati con etichetta cartacea con titolo manoscritto; tagli spruzzati di blu e giallo; guardie dell'epoca della legatura. Al contropiatto anteriore, delle somme a penna. 1 carta bianca; 8 carte non numerate, compreso il frontespizio con titolo e ampia marca silografata; 98 carte numerate; 1 tavola incisa a silografia e ripiegata fuori testo; all'interno, numerosi diagrammi e figure silografati nel testo, tra cui testatine illustrate dedicate a ogni mese dell'anno del calendario descritto. Un'annotazione manoscritta a una carta, alcune chiose a matita rossa a poche carte. PRIMA EDIZIONE, in quest’altro libro Doglioni offre diverse pagine dedicate alla gnomonica, nel libro II dove tratta ?dei Tempi?, insegna come trovare la linea meridiana, gli orologi murali e le ore planetarie, ma aggiunge anche come fare gli orologi solari su cilindri, o colonnetta e su tavolette e, molto più importante, descrive un orologio solare che dice essere di sua invenzione. L'autore, Doglioni, fu uno storico ed erudito veneziano, bellunese di origine, che produsse una quantità di testi a carattere storico e divulgativo, nello spirito del tempo. Esemplare in buone condizioni; la lettera D del cognome dell'autore al frontespizio con correzioni a penna e a matita; una modesta gora all'interno e una macchiolina all'angolo superiore esterno delle prime carte; una modesta gora al margine superiore da metà volume in avanti. un solo giorno, secondo i punti astronomici stessi, secondo gli anni e i meridiani di osservazione". Esemplare in buone condizioni, traforatura di tarlo otturata al frontespizio, non lede il testo
ANTHROPOTOMIE

ANTHROPOTOMIE, OU L’ART DE DISSÉQUER LES MUSCLES, LES LIGAMENS, LES NERFS; & LES VAISSEAUX SANGUINS DU COPRPS HUMAIN; ANQUEL ON A JOINT UNE HISTOIRE SUCCINCTE DE CES VAISSEAUX; AVEC LA MANIERE DE FAIRE LES INJECTIONS; DE PRÉPARER, DE BLANCHIR LES OS ET DE DRESSER LES SQUELETTES. DE PREPARER TOUTES LES DIFFÉRENTES  PARIES ET DE LES CONSERVER PRÉPARÉES, SOIT DANS UNE LIQUEUR PROPRE À CET EFFET, SOIT EN LES FAISANT FÉCHER; CELLE D’OUVRIR ET D’EMBAUMER LES CADAVRES. ON Y DONNE AUSSI LA DESCRIPTION DES MATIERES PROPRES À CHACUNE DE CES PRÉPARATIONS, ET LA FIGURE DES INSTRUMENS. TOME PREMIERE e TOME SECOND.

TARIN Pierre (1725?-1761) Legatura coeva in piena pergamena rigida; al dorso, titolo e numero di tomo in oro su doppio tassello marrone e beige; tagli rossi. Ai contropiatti anteriori, ex-libris di "Caroli Eq. Rizzi". I volume: 8 pagine non numerate, compresi occhietto e frontespizio; 354-(6) pagine numerate; 4 tavole incise fuori testo e più volte ripiegate. II volume: 4 pagine non numerate, compresi occhietto e frontespizio; 332-(4) pagine numerate. PRIMA EDIZIONE. Rara opera sulla dissezione dei muscoli, dei legamenti, dei vasi sanguigni e con un interessante capitolo sull'imbalsamazione dei cadaveri. Apparve una seconda edizione nel 1765, ma sotto il nome di Jean Joseph Sue (1710-1792). Pierre Tarin fu un medico anatomista a fisiologo francese, nonché scrittore e traduttore, tra i principali collaboratori nella stesura dell'Encyclopédie per quanto riguardò l'anatomia e la chirurgia. Fu autore di un buon numero di apprezzate pubblicazioni. Esemplare in buone condizioni, legatura perfettamente conservata; fioriture sparse ai due volumi, in particolare al secondo; le 4 tavole fuori testo al primo volume, leggermente ossidate.
DE SUMMA DE' SECRETI UNIVERSALI IN OGNI MATERIA. PARTE PRIMA DI DON TIMOTHEO ROSSELLO / LA SECONDA PARTE DE SECRETI UNIVERSALI

DE SUMMA DE’ SECRETI UNIVERSALI IN OGNI MATERIA. PARTE PRIMA DI DON TIMOTHEO ROSSELLO / LA SECONDA PARTE DE SECRETI UNIVERSALI, IN OGNI MATERIA, DI DON TIMOTHEO ROSSELLO.

ROSSELLO Timotheo (sec. XVI, probabile pseudomino) Legatura dell'inizio del XIX secolo in mezza pelle con, al dorso, filetti, autore e titolo in oro su tassello verde; tagli spruzzati. Parte prima: 8 carte non numerate, compreso il frontespizio con titolo e ampia marca tipografica raffigurante la "prudenza"; 152 carte numerate con, al verso dell'ultima, stessa marca del frontespizio. Seconda parte: 8 carte non numerate, compreso il frontespizio con marca identica alle precedenti; 152 carte numerate con, al verso dell'ultima, marca identica alle precedenti. SECONDA EDIZIONE (?), la prima, secondo Wellcome, nel 1561. Ne seguirono diverse altre. L'opera è un trattato importante ed enigmatico di formule alchemiche, farmaceutiche ed erboristiche contenenti ogni rimedio e innovative terapie oltre che a un viatico per mantenersi in buona salute. Vengono descritti ca. 1300 preparati naturali per usi medici, cosmetici, ecc., quali l'acqua "miracolosa" per curare lebbra, olio e sciroppo contro la peste, olio di scorpione, pomata per la sifilide o "mal francese", unguenti per i nervi, dolori alle gambe e cataratta, pillola per stare in buona salute, profumi, acqua per avere i capelli biondi o per rimuovere i capelli, per fare colori, oro lavorato per scrivere, colle, candele che bruciano nell'acqua, per tingere la pelle e per rimuovere le macchie. Inoltre, tra gli argomenti descritti, vi sono le ricette per gli amuleti, gli afrodisiaci e le formule del balsamo per le labbra, i pigmenti per dipingere e per pulire i denti. Oltre ai molti altri trattamenti di bellezza, il secondo libro illustra come preparare "acque speciali" utilizzate per curare una varietà di malattie. Degno di nota è la descrizione dell'autore della sua preparazione con canfora, argento vivo e zolfo per fare una medicina universale. Di particolare interesse è la formula per una miscela di testicoli di quaglia, grandi formiche alate, muschio e ambra per il trattamento della disfunzione erettile. Dell'autore si hanno ben poche notizie, tanto da far propendere che il suo nome sia in realtà uno pseudonimo. Nello stesso anno in cui venne pubblicata l'opera in esame, Isabella Cortese, scrittrice e alchimista italiana, pubblica "I secreti della signora Isabella Cortese", molto simile al testo in esame in tutto e per tutto. Entrambe le opere contengono istruzioni sulla preparazione di articoli pratici come dentifricio, sapone e cosmetici; entrambi contengono le stesse indicazioni sulla "medicina universale"; ed entrambi hanno la stessa sezione sulla disfunzione erettile. Tre personaggi, Bariletto, Curtio Troiano di Navò e Mario Caboga, possono essere collegati a entrambe le opere. Bariletto fu uno stampatore attivo a Venezia; di Navò, suo cognato e descritto come "mercante di libri", ottenne nel 1560 i privilegi richiesti per stampare entrambe le opere; Chaboga, arcidiacono di Ragusa, fu il dedicatario di entrambe le opere. E' lecito supporre che Rossello fosse uno pseudonimo usato dalla stessa Cortese. Esemplare in modeste condizioni, corto al margine superiore, modeste slabbrature alle prime due carte, forte ossidazione da colatura di inchiostro dalle carte da 31 a 35 della prima parte; lieve ingiallimento alle carte di tutto il volume.
LA GEOMANCE DU' SEIGNEUR CHRISTOFE DE CATTAN

LA GEOMANCE DU’ SEIGNEUR CHRISTOFE DE CATTAN, GENTILHOMME GENEVOIS, LIVRE NON MOINS PLAISANT ET RECREATIF, QUE D’INGEGNEUSE INVENTION, POUR SÇAVOIR TOUTES CHOSES PRESENTES, PASSES, ET À ADVENIR. AVEC LA ROÜE DE PYTHAGORAS. LE TOUT MIS EN LUMIERE PAR GABRIEL DU PREAU; E PAR LUY DEDIÉ  À MONSIEUR NICOT, CONSEILLER DU ROY, ET MAISTRES DES REQUESTES DE L’HOSTEL. REVUE ET CORRIGÉ DEPUIS LA PREMIERE IMPRESSION.

CATTAN Christophe (ca. 1560-1600) Legatura in piena pelle di epoca posteriore, dorso rifatto; tagli rossi. Al contropiatto anteriore, etichetta della "Bibliothèque de Dupy-B.el" e etichetta del libraio Hoepli di Milano; al verso della carta di guardia anteriore, ex-libris con stemma nobiliare non identificato. 145 carte non numerate, compreso il bel frontespizio allegorico che presenta alcune note manoscritte che attestano la provenienza da un collegio gesuitico e con riferimento all'acquisto avvenuto nel 1675, inoltre, si cita che il volume era "proibito"; timbro in alto a destra "Ch. Taupenas", alcune annotazioni manoscritte "Stiene Gente" o S.G. Seguono 2 carte non numerate per la Table du des chapitres. All'interno, numerose illustrazioni silografiche di diagrammi, attribuite al celbere Oronce Finè, tra le quali la celebre Ruota di Pitagora o della fortuna. Numerose postille di antica mano. Seconda edizione, la prima nel 1558 di uno dei trattati più completi di geomanzia. L'autore è interessato all'astrologia come divinazione, ed esamina una ad una le figure composte da pianeti, stelle e costellazioni. L'opera è suddivisa in tre libri e inizia con la spiegazione dei segni zodiacali e l'influenza dei quattro elementi, per poi continuare con la spiegazione del sistema numerologico di Gerardo da Cremona che occupa un lungo capitolo. Descrizione della Ruota della Fortuna o di Pitagora è posta alla fine del libro accompagnata da un'illustrazione. Esemplare in discrete condizioni, oltre ai difetti alla legatura, alcune macchie e ossidazioni lievi quanto diffuse
LETTERE CRONOLOGICHE CHE SPIEGANO TUTTO IL TRATTATO DEL CIELO SCRITTE E DEDICATE A SUA ECCELLENZA F. ALVISE PISANI NOBILE VENETO DAL CANONICO CESARE SCANELLI PATRIZIO FORLIVESE. TOMO I-V.

LETTERE CRONOLOGICHE CHE SPIEGANO TUTTO IL TRATTATO DEL CIELO SCRITTE E DEDICATE A SUA ECCELLENZA F. ALVISE PISANI NOBILE VENETO DAL CANONICO CESARE SCANELLI PATRIZIO FORLIVESE. TOMO I-V.

SCANELLI Cesare  (1723-?) Legatura originale in cartoncino marmorizzato sul colore viola; ai dorsi, etichetta cartacea coeva con autore, titolo e numero di tomo manoscritti, altra etichetta cartacea, novecentesca, con numero di collocazione manoscritto. XII, 155; VIII, 164; VIII, 156; VIII, 172; VIII, 184 pagine numerate; 10 tavole a carattere astronomico incise fuori testo e ripiegate. Prima edizione, di questo significativo trattato di astronomia e cosmografia. Redatto da Cesare Scanelli, canonico ed erudito di Forlì, il testo è composto da una serie di cento lettere, le prime dieci vennero edite già nel 1772, sotto il titolo di ''Saggio cosmologico'', e furono redatte in conseguenza di una discussione sulle comete, con particolare riferimento alla cometa apparsa nel 1669. Cfr. The Critical Review (London, 1778, vol. 45, p.391) descrive l'opera come "Cosmological Letters addressed to a Nobleman; and written in an easy, sprightly and sometimes fanciful style." dove espriem sorpesa che "‘Signor Scanelli still considers the Copernican system as a mere hypothesis like Tycho Brahe’s "; Riccardi, II, 430: «.ben esteso trattato di Astronomia e di Cosmografia, che presenta molta utilità per la storia di queste scienze». Esemplare in ottimo stato conservativo, qualche abrasione ai piatti e ai dorsi delle legature; interno fresco e bene impresso, alcuni fogli ancora chiusi, in "barbe".
LE BON USAGE DU THE' DU CAFE' ET DU CHOLAT POUR LA PRESERVATION & POUR LA GUERISON DES MALADIES.

LE BON USAGE DU THE’ DU CAFE’ ET DU CHOLAT POUR LA PRESERVATION & POUR LA GUERISON DES MALADIES.

BLEGNY Nicolas de (1652-1722) Legatura coeva in piena pelle, tracce di usura ai piatti, fenditura alla cerniera del piatto anteriore, ma ancora attaccato, usura al dorso con piccola mancanza al piede. Al contropiatto anteriore, 2 etichette cartacee dal listino di un libraio; al verso della carta di guardia anteriore, antica dedica "Par mon amì L'abbè Berthier le 23 may 1791". Antiporta figurata incisa su rame, raffigurante un personaggio cinese seduto con una tazza in mano con paesaggio retrostante; 22 pagine non numerate, compreso il frontespizio, 358 (i.e. 356 per errori di numerazione) - (4) pagine numerate. All'interno, nel testo, 13 incisioni a piena pagina, la prima identica a quella descritta all'antiporta, raffiguranti le piante del tè, del caffè e del cacao, teiere, caffettiere, tecniche varie per la preparazione della pasta di cacao e gli strumenti del produttore di cioccolato. Di Nicolas de Blegny «personnage curieux qui peut se ranger dans la catégorie des charlatans», questa è la migliore opera. Il testo è suddiviso in quattro parti, di cui le prime tre sono dedicate rispettivamente al tè, al caffè e al cioccolato, mentre la quarta contiene una spiegazione delle figure e un catalogo piuttosto singolare di «marchandises qui sont actuellement dispensées par les artistes du laboratoire royal des Quatre-Nations», come "l'eau d'ognon, le diabotanum, l'orviétan catholique et jusqu'aux bésicles à ressort pour redresser les yeux bigles." PRIMA RARA EDIZIONE, uscita in contemporanea con quella di Lyon, di uno dei primi libri francesi sul tè, caffè e cioccolato. Nicolas de Blegny prima di trascorrere sette anni in prigione tra il 1693 e il 1700, era stato nominato medico reale da Luigi XIV. Dopo la sua liberazione si ritirò a Lione. Dalla seconda metà del XVII secolo, tè, caffè e cioccolata furono consumati dalle élite in Francia e in Europa, dove gradualmente impararono a prepararli, aggiungendo zucchero e latte in particolare. Alle storie di missionari, viaggiatori e mercanti, si aggiungeranno studi e manuali di professionisti e medici, come il nostro Nicolas de Blégny. Il suo testo è una ricca fonte di informazioni sui pezzi usati nel diciassettesimo secolo per il servizio di bevande esotiche. Medico, Nicolas de Blégny si presenta anche come l'inventore di utensili per la preparazione e il servizio di bevande calde. Affrontando il suo lavoro con dipinti, incisioni e oggetti reali, scopriamo che le suppellettili necessarie per la preparazione e il servizio di bevande esotiche usate in Francia durante il regno di Luigi XV appaiono da subito anche se, naturalmente, la loro forma si evolve, con l'uso anche di nuovi termini, come "teiera". Esemplare in discrete condizioni, oltre ai segnalati difetti alla legatura, pagine dal lieve ingiallimento, lieve gora al margine inferiore dalla pagina 239 a 270.
VIAGGIO NELL'ARABIA FELICE PER L'OCEANO ORIENTALE

VIAGGIO NELL’ARABIA FELICE PER L’OCEANO ORIENTALE, E LO STRETTO DEL MAR ROSSO, FATTO LA PRIMA VOLTA DA’ FRANCESI NEGLI ANNI 1708. 1709 E 1710. CON LA RELAZIONE PARTICOLARE D’UN VIAGGIO DAL PORTO DI MOKA ALLA CORTE DEL RE D’YEMEN  NELLA SECONDA SPEDIZIONE DEGLI ANNI 1711. 1712. ET 1713. FINALMENTE UNA MEMORIA SPETTANTE L’ALBERO, E FRUTTO DEL CAFFE’, SCRITTA SULLE OSSERVAZIONI DI COLORO, CHE HANNO FATTO QUEST’ULTIMO VIAGGIO: ED UN TRATTATO ISTORICO DELL’ORIGINE, E PROGRESSO DEL CAFFE’ SI’ NELL’ASIA, COME NELL’EUROPA.

LA ROQUE Jean de (1661-1745) Legatura coeva in cartonnage, titolo e data manoscritti al dorso; al contropiatto anteriore, ex-libri nobiliare non identificato. 8 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo, fregio floreale tipografico e timbro della biblioteca di Camillo Gustavo Galletti di Firenze, celebre letterato e bibliofilo ottocentesco; 297-(7) pagine numerate. All'interno, a pagina 1, 1 mappa ripiegata e incisa fuori testo, disegnata dal cartografo De L'Isle: "Carta del Regno D'Yemen nell'Arabia Felice", (mm 177x250 alla battuta); dopo pagina 202, 1 tavola ripiegata e incisa fuori testo, raffigurante 2 soggetti distinti, uno sulle foglie del caffè e l'altro sulla pianta del caffè, questa firmata da A. Luciani, (mm 325x222, il foglio intero); a volte i due soggetti si trovano inseriti nel volume su fogli separati, quindi singoli; dopo pagina 206, 1 tavola ripiegata e incisa fuori testo, raffigurante un ramo della pianta del caffè, (mm 243x180, alla battuta). PRIMA RARA EDIZIONE ITALIANA, la prima in assoluto a Parigi nel 1715 a cui seguirono numerose traduzioni. Il testo descrive due esplorazioni compiute dai francesi dal 1708 al 1713 in Arabia; il secondo viaggio, dal 1711 al 1713, riguarda esclusivamente la penisola dello Yemen. La descrizione del primo viaggio si fonda sul resoconto del capitano de la Merville, a capo della spedizione; il secondo viaggio si fonda su diverse relazioni che avevano come obiettivo la promozione dei commerci con lo Yemen; in particolare, l'autore, indagò su come i francesi potessero acquistare in qual Paese il caffè, che fino ad allora acquistavano a levante. Così si spiega perchè nel volume vi sia un'ampia sezione dedicata alla descrizione del caffè, della sua pineta, dei fiori e frutti che la compongono. Il testo sul caffè è di notevole importanza perchè è la prima accurata descrizione monografica sulle piantagioni e sul commercio del caffè in Arabia; la descrizione attinge dai resoconti di tre medici francesi che hanno preso parte al secondo viaggio: De la Grelaudière, de Noiers e Barbier. Inoltre, l'autore approfondisce l'argomento, fornendo un'accurata storia del caffè e della sua introduzione in Francia. Pertanto, l'opera viene considerata come il primo trattato accademico sulla bevanda riferito sia all'Oriente che all'Europa. Esemplare in buone condizioni, dagli ampi margini "in barbe", sporadiche fioriture o macchioline; la carta geografica fuori testo con lacerazione richiusa da antica menda.
CHRISTIPHORI CLAVII BAMBERGENSIS EX SOCIETATE IESU

CHRISTIPHORI CLAVII BAMBERGENSIS EX SOCIETATE IESU, HOROLOGIORUM NOVA DESCRIPTIO.

CLAVIUS Christoph (1537-1612) Legatura moderna in piena pergamena, autore, titolo, data e fregi in oro al dorso. Fogli di guardia originali, entrambi con una nota manoscritta al recto o al verso. 12 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo, ampio stemma gesuitico e due timbri nobiliari identici con un leone rampante; 240 pagine numerate; all'ultima, sotto al colophon, nota manoscritta di possesso di un certo Hyppoliti. Nel testo, numerose illustrazioni silografiche di diagrammi vari. Prima edizione di questa celebre opera di Clavius, pubblicata in successione al Gnomonices Libri VIII del 1582. Christoph Clavius fu gesuita, matematico e astronomo tedesco, forte contrappositore alle teorie coopernicane, reso celebre in particolare per il suo Commento alla Sfera del Sacrobosco e per il suo contributo alla definizione del calendario gregoriano gesuita. Egli divenne il più autorevole matematico dei gesuiti e tra i più autorevoli del suo tempo, redasse un gran numero di opere a carattere scientifico e astronomico di grande rilievo. Come astronomo segue il modello geocentrico del sistema solare, il modello ortodosso suffragato dall'opera di Claudio Tolomeo, opponendosi al modello eliocentrico proposto da Niccolò Copernico. Esemplare in discrete condizioni, la legatura moderna eseguita non proprio a regola d'arte, gora laterale a praticamente tutto il volume.