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Martilogio de beni stabili del Sig. Federigo Ottolini. Misurati da me Vincenzo Finucci publico agrimensore l'Anno del Signore 1690. Manoscritto su carta. Lucca

Martilogio de beni stabili del Sig. Federigo Ottolini. Misurati da me Vincenzo Finucci publico agrimensore l’Anno del Signore 1690. Manoscritto su carta. Lucca, 1690

FINUCCI, Vincenzo SONTUOSO CAREO LUCCHESE Infolio (mm. 470x370). Carte [2] bianche, frontespizio entro elaborata cornice decorata e dipinta,82 carte numerate,[19 bianche]. Manca la carta 76, molto probabilmente bianca. Sono bianche le carte numerate 1, 2, 5, 48, 49 e 78. Le carte 70 e 77 sono doppie e ripiegate. La prima delle carte finali non numerate è bianca salvo per la cartouche in alto con il nome della località ("Convalle") e la duplice bordura che incornicia tutte le carte di testo. Legatura originale in vitello con ricchi fregi a secco sui piatti, tracce di legacci in seta (molto sciupata, con varie macchie e mancanze ai piatti e al dorso). Internamente molto ben conservato. Su carta forte. Sontuoso cabreo dei beni lucchesi di Federico Ottoloni della potente famiglia veronese che ricevette il titolo di conti nel XVII secolo. Oltre al bel palazzo di Piazza Bernardini a Lucca (oggi proprietà del Monte dei Paschi di Siena), di cui si raffigurano pianta e facciata, il martilogio illustra le proprietà possedute dall'Ottolini in diverse località limitrofe, quali Lammari, S. Colombano, Petrognano, Vicopelago, Lucignana, Pariana, Pontito, Capannori e altre. Le mappe, oltre ad essere incorniciate da una doppia bordura, sono abbellite con cartouche ornamentali, iniziali decorate ed altri fregi.
L'idea della architettura universale [.] divisa in X. libri

L’idea della architettura universale [?] divisa in X. libri

SCAMOZZI, Vincenzo (1548?1616) "A SUMMA OF RENAISSANCE THOUGHT ON ARCHITECTURE" Due parti in un volume in folio (mm. 335x220). Parte prima (Dell'eccellenza di questa facoltà, degl'architetti prestanti: e precetti, inventioni, disegni, modelli, e opere meravigliose. Le qualita de' paesi, e siti; le forme delle città, e fortezze reali; e di tutti i generi d'edifici sacri, publici, e privati: antichi, e proprij dell'autore. Con i loro disegni): pp. [18, compresi il frontespizio calcografico, il primo frontespizio tipografico e la carta con la nota dello stampatore e il registro dei volumi], 1-90, [2 bianche], [91-95], 96-193, [2], 194-218, [4], 219-352 [i.e. 356], [2 bianche], [32, di cui l'ultima bianca] con 36 xilografie a piena e doppia pagina e 4 tavole in rame a doppia pagina nel testo (le pagine 125-128 sono ripetute nella numerazione, mentre la tavola doppia posta tra le pp. 193-194 è priva di numerazione). Segnatura: a6 [χ]1 [π]2 A-G6 H42a22[χ]1 I-K6 L-M2 N-R6 S4 T-X2 Y83a2 Z6 Aa-Ii6Kk-Ll4, 4a-b6 c4. Bianche le carte H4 e Ll4; Parte seconda (Dell'esquisitezza de' cinque ordini, e de loro colonnati, archi, modonature più regolate, e delle materie conveneuoli all'edificare. Poi del fondare, elevare finire, e ristaurare bene le fabriche; redurre in miglior stato le città, e paesi; e costruere le machine e stromenti. Con i disegni in rame): pp. [12, compresi il titolo inciso ed il titolo tipografico], 1-172, [4], 173-279 [i.e. 269], [5, di cui la prima bianca], 271-370 [i.e. 372], [20] con 6 figure in legno e 40 tavole in rame nel testo, di cui una su doppia pagina, le restanti a piena pagina (le pp. 233-234 sono omesse nella numerazione, le pp. 267-269 sono mal numerate 277-279). Segnatura: *6 A-B6 C4 D2 E-O6 P8 a2 Q-Z6[χ]2 Aa-Gg6 Hh-Ii4 *6 **4. COMPLETO. Testo corretto da Antonio Ramiro, il cui nome compare al colophon. I due bellissimi frontespizi calcografici contengono al centro il ritratto dell'autore. Ciascuno dei sei libri di cui si compone il volume (parte prima: libri 1-3; parte seconda: libri 6-8), si apre con proprio frontespizio tipograficorecante al centrol'emblema xilografico dell'autore. Iniziali e testatine xilografiche. Mezza pergamena con punte del primo Ottocento, dorso a nervetti con tassello in marocchino rosso e titolo in oro. Al contropiatto ex-libris inciso di Francesco ed Alessandro Papafava. Vergato in calce al primo titolo tipografico è uno stemma religioso che mostra una montagna di tre cime sormontata da una croce latina e recante le iniziali "PLT". Piccoli segni di tarlo al margine interno delle prime due carte senza danno al testo, lievi sporadiche fioriture marginali, poche carte lievemente brunite, alone chiaro sul margine esterno delle ultime trenta carte circa, nel complesso ottima copia. PRIMA EDIZIONE del più influente trattato italiano di architettura del Seicento. Dei dieci libri previsti nel piano originario, l'autore, prima di morire, riuscì a completarne solamente sei: i primi tre, che formano la prima parte, il sesto, il settimo e l'ottavo, che formano invece la seconda. La prima parte è dedicata dall'autore all'arciduca Massimiliano d'Austria, la seconda a Cosimo II de' Medici. Profondamente influenzato da Andrea Palladio, con la cui opera dovette costantemente confrontarsi e dalla cui figura rimase in parte schiacciato, Scamozzi riuscì nella sua opera a codificare in modo rigoroso e definitivo la dottrina dei cinque ordini architettonici, che rappresenta il contributo più originale dell'architettura rinascimentale italiana. Il libro tratta di urbanistica, del progetto della città ideale, di architettura domestica, di giardini, di fontane, di materiali e tecniche edilizie. L'esposizione vera e propria dei cinque ordini è riservata al libro sesto, che, tradotto in varie lingue e pubblicato anche separatamente, divenne uno dei più influenti manuali d'architettura del secolo, avendo grande diffusione soprattutto nel Nord Europa. "Scamozzi, along with Sebastiano Serlio, Palladio, and Giacomo Barozzi da Vignola was the most distinguished theorist of the Renaissance; like them he belongs to the artistic culture of northern Italy. [.] The last, the longest, and the most ambitious of the Renaissance treatises on architecture, the Idea constitutes a summa of Renaissance thought" (The Mark J. Millard architectural collection, Italian and Spanish books, a cura di M. Pollak, Washington, 2000, pp. 384-390). Originario di Vicenza, dove ricevette una prima educazione dal padre Giandomenico, imprenditore edile legato a Sebastiano Serlio, nel 1572 Vincenzo Scamozzi si trasferì a Venezia, dove ebbe modo di approfondire i trattati di Vitruvio e di Palladio. Al suo rientro a Vicenza, realizzò vari edifici privati, tra cui la celebre Villa Pisani di Lonigo. Inoltre, dopo la morte di Palladio (1580), completò alcune delle sue opere incompiute, come il Teatro Olimpico, di cui costruì la scena prospettica in legno. Dopo il 1580 lavorò nuovamente anche a Venezia, realizzando lo Statuario, primo museo pubblico in Europa, e le Procuratie Nuove in Piazza San Marco. Fu poi attivo a Castelfranco Veneto, a Bergamo, a Palmanova e a Sabbioneta, dove costruì il teatro. Scamozzi fu un architetto dotato di notevole erudizione. Sviluppò la lezione di Palladio, creando uno stile personale di grande rigore formale. Morì a Venezia il 7 agosto del 1616. Fowler, 292; Cicognara, 651; Vinciana, 651; Berlin Katalog, 2605; Riccardi, suppl. V, 150; Schlosser, pp. 415-417; The Mark J. Millard architectural collection, nr. 123.
Horae in laudem beatissimae virginis Mariae ad Usum Romanum

Horae in laudem beatissimae virginis Mariae ad Usum Romanum

HORAE B.M.V. 12mo (158x92 mm). [180] leaves. Collation: A-M12 A-C12. Title page printed in red and black within a woodcut border composed of a headpiece, side-strips of flowers, birds and other animals, and a foodpiece with the French royal coat-of-arms. Kerver's unicorn device on title page. Almanac for the years 1556-1563 on title-page verso. Text in Roman letter printed in black with paragraph titles and small initials printed in red. With a few emblematic and historiated initials and 18 small woodcuts in the text with different subject such as the Annunciation, the Visitation, the Nativity, the Magi, the Massacre of the Innocents, the Coronation of the Virgin, David and Bathsheba, the Triumph of Death, etc. This set of blocks was designed and first used by Geoffroy Tory in his 16mo edition of 1529. They then passed to O. Mallard, who used them in 1541, and to Th. Kerver, who used the set also earlier in 1550 and 1552. All the pages are framed with borders, which are reduced free copies of Tory's design "à la modern", first used in his 4to edition of 1527. The borders, whose blocks come from Mallard's stock, are composed of headpieces and side-strips with birds, animals, insects and flowers, and of armorial and emblematic footpieces. Nicely bound by Lortic in a richly gilt-tooled brown morocco binding in Renaissance style. From the library of Robert Hoe, with his bookplate on the front pastedown (see Hoe sale catalogue, January 1912, no. 1694). A FINE COPY IN AN ELEGANT RENAISSANCE-STYLE BINDING BY LORTIC of this delicious French book of hours profusely illustrated with woodblocks designed by Geoffroy Tory. In some copies is added at the end a French text of 48 leaves which was printed separately without a general title page and was probably intended to accompany this edition but was not issued with all copies. Renouard, 524; Mortimer, 313; Bohatta, 1252; Lacombe, 447.
Lettera scritta dall'Italia alla s.ta di n. sig.re Papa Paulo V. Di "V. Beatitudine Fedelissima

Lettera scritta dall’Italia alla s.ta di n. sig.re Papa Paulo V. Di “V. Beatitudine Fedelissima, Devotissima and Ubidientissima Serva la tormentata, e lacerata Italia”. Stampata probabilmente a Venezia nel 1617 (a carta B3r si legge: “Data dal Giardin del Mondo il 1° maggio 1617”)

VENEZIA-DUCA DI OSSUNA In 4to (mm 208x150). Cc. [8]. Segnatura: A-B4 (bianche le carte B3v e B4). Cartonato posteriore muto. Note manoscritte al margine inferiore del contropiatto anteriore e nota manoscritta al margine superiore del recto del riguardo anteriore ("Edizione che ha nella prima pag. del testo nella lin. 4. dopo l'intitolazione la parola accorcezza invece di accortezza"). Nota di possesso vergata al titolo: "Alessandro Volpi". Lievissimo alone al margine inferiore delle carte, mancanza all'angolo inferiore esterno della c. B2 che tuttavia non interessa il testo, lievissime fioriture. Ottima copia. Interessante requisitoria di autore certamente veneziano, violentemente antispagnola, in cui si accusa la nazione iberica di cercare di influenzare pesantemente la politica italiana a suo favore, soprattutto contro Venezia e il Papa stesso. Un invito accorato rivolto al pontefice a fuggire gli inganni di quella "Barbara natione" che "non tende ad altro fine, che a levare gli amici a Santa Chiesa e dominare il mondo". L'autore racconta della politica aggressiva e senza scrupoli degli Spagnoli, dalle contese del Monferrato alla guerra degli Uscocchi, nella quale il duca di Ossuna, vicerè di Napoli in quegli anni, prese parte muovendosi abilmente ai danni dei Veneziani e turbando cosi "la pace del Colfo". La Spagna, "perniciosa Monarchia minacciante la revolutione, di tutta Italia", fino a quando dureranno "le miniere d'oro delle indie" e potrà avvalersi dei "più fieri e mortiferi veneni del mondo" non cesserà di agire per soggiogare l'Italia. Catalogo unico, IT/ICCU/TO0E/0022449; British Library, Catalogue of seventeenth-century Italian books, I, p. 483. [si offre insieme:] Risposta alla lettera scritta contro la Serenissima Repubblica di Venetia, dal sig. Duca di Ossuna vicerè di Napoli alla S.tà di nostro Sig. Papa Pavlo V. Prima [-Seconda]. Stampata probabilmente a Venezia nel 1617 (cfr; luogo e data della lettera alla carta B4r, dove si legge: "Data lì 30 Maggio del 1617". Nessun dato tipografico relativo alla seconda lettera. Due opuscoli in 4to rilegati insieme (mm 208x150). Cc. [8]; [4]. Segnatura: A-B4 (bianche le carte A1v- B4v); A4 (bianca la carta A4v). Cartonato posteriore muto. Segnature manoscritte al contropiatto anteriore e nota manoscritta al margine superiore del recto del risguardo anteriore ("Seconda edizione di questa lettera come lo dimostra la parola prima in fine del titolo la quale manca nell'altra edizione, che deve credersi fatta avanti che fosse pubblicata la seconda. V. le differenze notate nell'altra edizione"). Nota di possesso manoscritta al verso del titolo della prima lettera e al margine inferiore del titolo della seconda ("Alessandro Volpi CC"). Timbro antico alla carta B4r. Lievi aloni e fioriture. Piccolo strappo al margine sterno della prima carta. Ottima copia. Lettera indirizzata al duca di Ossuna in difesa della Serenissima da un "gentil homo della Repubblica" di Venezia. Il duca di Ossuna (1574-1624) fu un politico e militare spagnolo che con una proficua attività piratesca in Sicilia alle spalle, divenne viceré di Napoli dal 1616 contendendosi coi Veneziani il dominio dell'Adriatico. La Spagna infatti, già padrona del Regno di Napoli, della Sicilia, della Sardegna e del Ducato di Milano ambiva ad estendere in Italia la propria dominazione con la conquista dei territori soggetti alla Repubblica Veneta. Nella lettera "Prima" l'anonimo autore prende le parti dei veneziani che mal tollerano l'atteggiamento prepotente dell'Ossuna e lo accusa di aver violato la neutralità dell'Adriatico a mezzo di aggressioni armate, agendo di propria iniziativa e senza la diretta approvazione del re Spagnolo "operando" cioè "in contrario della sua volontà, e del suo prudentisimo Conseglio". Si fa qui riferimento a una serie di atti di pirateria mossi dall'Ossuna ai danni della flotta veneziana nella primavera del 1617, che furono estranei alla guerra in corso e interessarono navi mercantili con carichi di grande valore. La "cupidigia e l'odio che portate ai Venetiani vi ha spinto a mandar fuori questi vostri vasselli in Colfo". L'autore poi risponde alle accuse che mettono in dubbio la cattolicità della repubblica di Venezia, argomento assai delicato per i Veneziani in virtù del difficile rapporto che li lega al papato fin dalla fondazione della Repubblica. Risaliva al 1606 l'interdetto lanciato da Paolo V alla Serenissima e la cacciata dei Gesuiti dalla Repubblica. L'autore cita l'episodio dichiarando che nemmeno un fatto come quello ha tuttavia potuto "fa perder il rispetto al Papa" per "la Serenissima Repubblica di Venetia" che "fa quello che le conviene verso il Pontefice, et l'onora come fanno gli altri principi Christiani veri Cattolici". Anche nella lettera "Seconda"l'autore riprende punto per punto le calunnie esposte dall'Ossuna a Papa Paolo V, in difesa di Venezia. Accusa il duca e gli spagnoli di non essersi attenuti per "l'ingordigia di avanzare la condizione nel Regno di Italia" agli accordi che regolavano i traffici nell'Adriatico, depredando vascelli carichi di preziose mercanzie. L'autore sottolinea l'incoerenza dell'Ossuna nell'accusare i Veneziani di fraternizzare con eretici e turchi "persone, che i Sacri Canoni comandano, siano cacciate da' Prencipi Cattolici dalli Dominii loro", quando senza farsi alcuno scrupolo egli stesso offre protezione gli Uscocchi, "nazione così assassina, e così empia". Gli Uscocchi furono una popolazione costituita da cristiani cattolici, originaria dei Balcani e riversatisi sulle coste del Mare Adriatico per sfuggire all'avanzata dei Turchi. Inizialmente famosi per le loro operazioni di feroce guerriglia contro i Turchi, finirono poi col dedicarsi alla pirateria saccheggiando tutte le navi che attraversavano la loro regione. La presenza delle Uscocchi rappresentava quindi, una tensione quotidiana nelle vite degli abitanti delle città e degli insediamenti veneziani istriani. Anche in questa lettera l'autore si trova a dover rispondere in
Gratulatio ad Pium II pro foelici

Gratulatio ad Pium II pro foelici, ac secundo ex Mantuana peregrinatione reditu. Dialogus de optimo vitae genere deligendo. De monachis erudiendis. Manoscritto miniato su pergamena, in latino. [Firenze, 1460]

ALIOTTI, Girolamo (1412-1480) Mm. 253x181. Carte ii + 139 non numerate + ii. Completo. 14 fascicoli. Segnatura: 1-1310, 149-10 (manca l'ultima carta bianca). Sono bianche le carte 2/10r, 14/8v e 14/9r-v. Rimandi scritti in basso al centro dell'ultima pagina di ogni fascicolo ad eccezione dei fascicoli 2 e 4. Testo di mm. 164x90 su una colonna, 28 linee. La prima iniziale di ogni paragrafo è posta fuori dallo specchio di scrittura. Rigatura in inchiostro marrone chiaro. Testo vergato in inchiostro marrone da una sola mano in elegante scrittura umanistica. Titoli e nomi degli interlocutori in inchiostro rosso pallido. Armi miniate di papa Pio II alla prima carta e a c. 2/8r (vedi sotto), numerose iniziali in oro con decori in bianco di tralci di vite intrecciati (vedi sotto). Segni di paragrafo in blu su una linea alle carte 2/8v, 2/9r, 2/10v e 4/10v. Legatura tedesca del primo Novecento in piena pelle di scrofa su assi di legno con ricche impressioni a secco, dorso a nervi, risguardi marmorizzati, tagli dorati e goffrati (abile restauro alla cerniera superiore). Prima carta leggermente sporca, quattro piccoli fori tondi di tarlo nel margine esterno bianco delle prime carte che si riducono gradualmente ad uno prima di sparire del tutto, qualche lieve macchia marginale, antico restauro al margine inferiore bianco della carta 14/3 ben lontano dal testo. Nel complesso ottimamente conservato e di grande freschezza. Contenuto Cc. 1/1r-2/7v: G. Aliotti, Ad Maximum beatissimumq; Pontificem Pium II. Pro felici ac secundo ex Mantuana peregrinatione reditu (G. Aliotti, Epistolae et opuscula, II, pp. 323-345).Inc. "Ego beatissime pater cum per hos superiores dies Roma rediens"Expl. "meae gratulationis cantus adoriar sic placet "Segue poema in 78 versi (cc. 1/8r-2/9v: inc. "Inclita signa uago lumen radiantia mundo") Cc. 2/10v-4/10r: G. Aliotti, Dialogus de optimo vite genere deligendo (C. Caby, Réseaux sociaux, pratiques culturelles et genres discursifs: à propos du dialogue De optimo vitae genere, pp. 461-482).Inc. "Nuper apud foianum agri aretini opidum"Expl. "Hiero. Vale o cimber! Mar. valete e reliqui. Finis" Cc. 4/10v-14/8r: G. Aliotti, De monachis erudiendis (G. Aliotti, Epistolae et opuscula, II, pp. 176-292).Inc. "Plerosque nostrorum temporum religiosos"Expl. "beatissimi martiris donati inscriptum nomini atque constructum. Finis" Decorazioni - c. 1/1r: in bas-de-page armi di Papa Pio II Piccolomini (mm. 55x109), entro uno scudo, in blu ed oro con estensioni floreali in rosso, verde, porpora e oro; - c. 2/8r: ampia miniatura (mm. 112x78) recante al centro le armi di Pio II in argento brunito, blu ed oro sormontate dalla mitra in bianco e oro, e circondate da una corona di alloro sorretta da due putti alati; lo sfondo è rosso con venature bianche, mentre i putti e la bordura a motivi di tralci di vite intrecciati sono in blu, rosso e verde; attaccata alla miniatura si trova un'iniziale su tre linee in oro con motivi di tralci di vite intrecciati in bianco (mm. 18x19); - 5 iniziali su 4, 5 o 6 linee in oro con di tralci di vite intrecciati in bianco (mm. 34x31 mm) e sfondo blu, rosso e verde; - 14 iniziali in oro più piccole (mm. 18x13 mm) che alternano uno sfondo blu, rosso o verde con motivi decorativi in bianco. Provenienza -Enea Silvio Piccolomini (1405-1464), papa Pio II, dono dell'autore; -"Dr. Adolph [.]horn", piccolo timbro rotondo sulla prima carta, ripetuto alla c. 14/8r; -Moritz Diesterweg (1834-1906), editore e libraio a Francoforte: al verso del primo risguardo si trova incollata una busta contenente un pezzo di un biglietto da visita del Diesterweg con alcune note a matita ("Pius II Aeneas Sylvius Piccolomini in humanistischen Minuskel geschrieben, sehr gut erhalten') ed un foglio di carta spessa più volte ripiegato contenente varie note a matita su entrambe i lati (lato A: "Hieronymi Aretini monachis eruditis gehört Papst Pius II 1440. Dedicationexempl. Manuscript auf Pergament in humanistischen Minuskel 2 Teile nebst Einleitung u. Widmung am Papst Eugen IV (Aeneas Silvio Piccolomini ) mit 19 blauen Initialen, 2 Bordüre auf 1 Blatt, 1 schönes Kopfstich mit Papstwappen in 4 Farben"; lato B: "Mk 900- Widmung an Papst in Hexameter in einen gepresste neueren Holzband. Vollständiges als das Exemplar in der Libreria Vaticana segnanto [sic] del num. 1063 139 Blatt. Aretino Girolamo Abate di Santa Flora Allen Maggs - Breslauer, R. - H. Rosenthal L. Bibl. Vatic. Hiesermann"). ECCEZIONALE MANOSCRITTO DI GRAN LUSSO PRODOTTO NELL'OFFICINA FIORENTINA DEL PRINCIPE DEI LIBRAI DELL'EPOCA VESPASIANO DA BISTICCI ED OFFERTO IN DONO A PAPA PIO II PICCOLOMINI DALL'ABBATE ED UMANISTA ARETINO GIROLAMO ALIOTTI. Girolamo Aliotti, aretino di nascita e dal 1446 priore del monastero benedettino di S. Flora e S. Lucilla, era sempre stato molto zelante nel promuovere se stesso e i suoi famigliari, e il presente manoscritto offre la prova lampante delle diverse strategie da lui adottate nel tentativo di raggiungere uno status sociale più elevato, nonché del particolare uso e riutilizzo dei suoi scritti per ottenere un nuovo e più efficace mecenatismo. Aliotti riuscì a costruire una vasta rete di raccomandazioni e favori reciproci non solo all'interno - come afferma Carlo Ginzburg - del "clan degli umanisti aretini", ma anche a Roma e in altre città italiane, come testimonia un voluminoso manoscritto conservato presso la Biblioteca Città d'Arezzo (ms. 400), nel quale raccolse un'ampia selezione delle sue lettere. Tra i suoi numerosi corrispondenti spiccano in particolare i nomi di Ambrogio Traversari, Poggio Bracciolini, Giovanni Tortelli, Carlo Marsuppini, il veronese Guarino e Leonardo Bruni. Aliotti aveva conosciuto l'umanista senese Enea Silvio Piccolomini (1405-1464) nei primi anni della loro comune formazione al Ginnasio di Siena. Piccolomini è una delle figure più interessanti e poliedriche del Rinascimento italiano; fu diplomatico oltre che scrittore prolifico, avendo composto anche poesie e prose d'amore, e nel 1442 fu incoronato poe
Due lezzioni [?]

Due lezzioni [?], nella prima delle quali si dichiara un sonetto di M. Michelagnolo Buonarroti. Nella seconda si disputa quale sia più nobile arte la scultura, o la pittura, con una lettera d’esso Michelagnolo, and più altri eccellentiss. pittori, et scultori, sopra la quistione sopradetta

Varchi Benedetto "THE EARLIEST PUBLIC OPINION POLL IN THE HISTORY OF ART" (E. PANOFSKY) 4to. 155, [1] pp. Collation: A-S4 T6. Roman and italic type. Large historiated initials. On l. A2r dedication to the merchant Bartolomeo Bettini singed by Torrentino and dated 12 January 1549. On l. A3r second dedication addressed by Varchi to Don Luigi di Toledo. At l. P4v (p. 120) opens the sectionLettere di più eccellentiss. pittori, e scultori[.] On title page inked-out ownership's inscription probably reading "Carolus Junius"(born in 1664 at Groningen, the son of Franciscus Junius and Debora van Heeck). Title page slightly soiled, some marginal foxing, last leaf more heavily foxed. (bound after:) - - -. L'Hercolano dialogo [.], nel quale si ragiona generalmente delle lingue e in particolare della toscana, e della fiorentina composto da lui sulla occasione della disputa occorsa tra'l Commendator Caro, e M. Lodovico Castelvetro. Nuovamente stampato, con una tavola pienissima nel fine di tutte le cose notabili, che nell'opera si contengono. Florence [i.e. Venice], [Domenico e Giovanni Battista Guerra] for Filippo Giunti e fratelli, 1570 4to. [16], 282, [34] pp. Collation: *8 A4 B-V8 X2. Variant E with the Medici's coat-of-arms on title page. Device of the printers Domenico e Giovanni Battista Guerra in the headpiece at l. *4r. Colophon (In Vinetia, 1570) and register at l. X2v. Decorated initials and headpieces. Italic type. At l. *2r dedication to the Grand Duke of Tuscany signed by Filippo Giunti and dated July 1st, 1570. At l. *4r second dedication addressed by Varchi to Francesco de' Medici. Title page and first leaves a bit soiled, slightly browned in places, some marginal foxing, worm holes skillfully repaired on the outer margin of a few leaves not affecting the text. Two works in one volume (196x140 mm). 18th-century mottled calf, richly gilt spine with morocco lettering piece and five raised bands, red sprinkled edges (minor scratches on both panels). On the front pastedown engraved coat-of-arms of the Martelli family bearing the motto "sola virtus vera nobilitas". On the front flyleaf recto is the manuscript note: "edizione celebratissima". A very good wide-margined copy. (I:) FIRST EDITION. The first dedication is signed by the printer Torrentino, dated January 12, 1549, and addressed to Bartolomeo Bettini (d. 1552), a wealthy Florentine merchant living in Rome, lifelong friend of Varchi and patron of Michelangelo (cf. R. Aste, A Merchant-Banker's Ascent by Design: Bartolomeo Bettini's Cycle of Paintings by Michelangelo, Pontormo, and Bronzino for His Florentine "Camera', New York, 2015, Diss., passim). The second dedication, by Varchi himself, dated January 12, 1549, is addressed to Don Luigi di Toledo, brother-in-law of Cosimo de' Medici and son of the Viceroy of Naples. The first lecture by Varchi held at the Accademia Fiorentina on March 6, 1549 on Michelangelo's famous sonnet "Non ha l'ottimo artista alcun concetto" (A. Corsaro e G. Masi, eds., Michelangelo Buonarotti, Rime e lettere, Milan, 2016, pp. 204-206, no. 57), not only represents the official consecration of Michelangelo's poetry (cf. S. Lo Re, Varchi e Michelangelo, in: "Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa", ser. 5, 4/2, 2012, p. 514), but also the starting point of all possible interpretations of Michelangelo's art theory. "Concentrandosi però sulle due opere principali in cui Michelangelo è protagonista, il perché Varchi può essere definito divulgatore dell'opera di Michelangelo lo si capisce anche da una analisi superficiale delle Due Lezzioni. Nella prima delle due lezioni in cui si divide l'opera, Varchi cita complessivamente 28 testi poetici di Michelangelo, a partire dal sonetto Non ha l'ottimo Artista alcun concetto, la cui analisi e illustrazione è al centro della lezione stessa8. In tutto si tratta di 15 sonetti e 13 madrigali, un numero quasi sufficiente per costituire una pubblicazione poetica significativa. La cosa sorprendente è che al tempo delle lezioni varchiane nessuno di questi testi poetici era stato pubblicato. Parlandone in Accademia Fiorentina Varchi fece conoscere quindi una buona porzione della produzione poetica di Michelangelo, che certamente non era ancora diffusa e non poteva essere di facile reperimento, non essendo mai stata stampata. è evidente quindi che al di là di quel poco che è rimasto a testimonianza del rapporto personale che Varchi ebbe con Michelangelo, tra loro due ci fu uno scambio fecondo di corrispondenza poetica, probabilmente reciproca, cosa che si faceva comunemente ai suoi tempi tra poeti che si conoscevano, si frequentavano o anche semplicemente seguivano le rispettive produzioni. Ma a quel tempo Michelangelo era sì conosciutissimo e apprezzatissimo, ma solo come grande scultore, pittore e architetto e non certamente come poeta. è un merito di Varchi quello di aver voluto conoscere Michelangelo anche nella sua veste di poeta" (V. Scardamaglia, Benedetto Varchi e Michelangelo "scultore di versi', in: "La Rivista", 5, 2017, p. 116). "In uno dei suoi sonetti più conosciuti Michelangelo fece questa riflessione: "Non ha l'ottimo artista alcun concetto / c'un marmo solo in sé non circonscriva / col suo superchio, e solo a quella arriva / la mano che ubbidisce all'intelletto [.]'. A partire dal commento di Benedetto Varchi nel XVI secolo, questa poesia è stata la pietra miliare per interpretare la teoria artistica di Michelangelo. Inoltre, è in parte responsabile di un'immagine onnipresente dell'artista al lavoro: scolpendo il marmo Michelangelo ha semplicemente liberato una figura completamente imprigionata all'interno di un blocco appena sbozzato. Allo stesso modo, Giorgio Vasari ha descritto vividamente ma in modo impreciso la scultura di Michelangelo come un graduale uscire fuori dal blocco, come una figura che emerge mentre viene sollevata a poco a poco da una vasca d'acqua" (F. Dubard de Gaillarbois, Michelangelo poeta e filosofo: un'invenzione' varchiana?, in: "La cultura poetica d
De auro dialogi tres. In quibus non solùm de auri in re medica facultate

De auro dialogi tres. In quibus non solùm de auri in re medica facultate, verum etiam de specifica eius, and caeterarum rerum forma, ac duplici potestate, qua mixtis in omnibus illa operatur, copiosè disputatur. Abrahamo è Porta Leonis Mantuano medico Hebraeo auctore

PORTALEONE, Abraham ben David THE EXPERIMENTAL METHOD OF FRANCIS BACON AND GALILEO FORESHADOWED 4to (207x153 mm). [8], 178, [26] pp. Collation: A-Z4 Aa-Bb4 Cc6 (some quires inverted). Printer's device on title page and author's full-page engraved emblem on l. C2v. Italic type. Woodcut headpieces and initials. Contemporary limp vellum, ink title on the spine, original endpapers preserved. On the front pastedown bookplate of Libreria Pregliasco and of Rabbi Ariel Toff, on the front flyleaf verso the manuscript pressmark "T 1807". Some mild browning, but a genuine, wide-margined copy on strong paper. FIRST EDITION (first issue, there exists a variant B with an additional bifolium Dd at the end containing a variant of the original errata on leaf A4r). The De Auro dialogi tres was written at the request of Guglielmo Gonzaga and is dedicated by Portaleone to the latter. The dialogue, whose interlocutors are Dynachrysus, the alter ego of Portaleone, and Achryuasmus, its counterpart, tries to answer the question whether gold has curative virtues or not. Portaleone doesn't keep us in suspense for very long, and gives almost immediately his point of view, which is totally negative: metals do have some power, but gold doesn't have more than the others. The false assumption of its special power is due to its beauty, its resistance, its social prestige. Many important medical authorities of the past have been misled by some features which have nothing to do with medicine: this grave misconception was caused by the absence of an experimental mentality. The discussion extends to the value of science and the reliability of experience towards the authority of ancient authors and tradition. The dialogue takes place in an epistemological treatment on the value and limits of human knowledge in the search for the correct method to be adopted in scientific experimentation. While recognizing the value of experience and scientific research, the limits that do not allow man to reach the ultimate truth of natural phenomena known only to God are also recognized (cf. A.D. Berns, The Bible and Natural Philosophy in Renaissance Italy: Jewish and Christian Physicians in Search of Truth, Cambridge, 2014, pp. 213-215). Two themes, however, stand out for their importance and de facto constitute a sort of epistemological framework which organizes the book's empirical observations and gives them coherence, i.e. the relationship between the ancients and moderns, and the closely related theme of the place of experience in scientific argumentation or, in a more general sense, the roles of reason and experience in human knowledge, which definitively places this work by full right in the history of science. Thus, Portaleone can be considered as one of the protagonists of the great scientific renaissance in sixteenth century Europe (cf. A. Guetta, Can Fundamentalism be Modern? The Case of Avraham Portaleone, the Repentant Scientist, in: "Italian Jewry in the Early Modern Era: Essays in Intellectual History", Brighton, MA, 2014, pp. 30-61). There is something in De auro which seems to foreshadow the experimental method of Francis Bacon and Galileo, particularly in the very precise and very biting criticism of the pseudo-knowledge, based on vague terms such as "specific forms', "power', "faculty' or "substance'. This kind of knowledge is the result of a sort of intellectual laziness: before the difficulty of solving the problems - namely the questions of cause and effect - reason tries to find refuge in a sacra anchora, a sacred anchor, thus hiding the truth and preventing the ship of knowledge from finding a safe harbour. Even a classical authority such as Pline the Ancient doesn't deserve respect, if he doesn't prove what he says; and actually, multa quae erant probanda ipse supponit, he assumed many things that he should have proved. The parallels between Portaleone and Galilei not necessarily prove that the latter did know the De auro, but the fact that Galileo had studied medicine in Pisa in 1581 and furthermore that he promoted Jewish medical students, and in particular supported the graduation of Abraham's son David, who obtained a degree from Padua in 1596 and a copy of whose thesis was signed by Galieo (cf. D. Carpi, Note su alcuni ebrei laureati a Padova del Cinquecento e all'inizio del Seicento, in: "Quaderni per la storia dell'Università di Padova", 19, 1986, p. 152; see also G. Miletto, Glauben und Wissen im Zeitalter der Reformation: Der salomonische Tempel bei Abraham ben David Portaleone, 1542-1612, Berlin, 2004, p. 251). Abraham Portaleone was born in Mantua, from a family which included an impressive number of physicians, going back to the 15th century. After a basic education in the Jewish tradition he went to Bologna, where he studied with Ya'aqov Fano. After the burning of the Talmud, he returned to his native city. There, Abraham Provenzalo had, according to Portaleone's account, "all the parts of the Oral Law". Thus, the young student was able to perfect his Talmudic studies; at the same time, Provenzalo taught him Latin. Once this general training was over, he started to study at the University of Pavia. After graduating in philosophy and medicine in 1563, he was admitted to the College of Physicians in Mantua in 1566 and was authorized to practice in his father's place. In 1573 he was appointed body physician to the ducal house of the Gonzaga. In 1591, he received a papal authorization to attend Christian patients notwithstanding the current restrictions. He built up a considerable practice both among Jews and non-Jews and enjoyed a great reputation. He owns what is considered as one of the largest and most significant Jewish libraries of late Renaissance Italy. At the duke's request he composed a volume of "consilia', which, however, was never published (the manuscript entitled Responsionum et consultationum medicinalium was edited by his son David in 1607 and is now preserved in the Bibliothèque Nationale in Paris). When in 1605 he h
Annali storici. Manoscritti su carta

Annali storici. Manoscritti su carta, secc. XVII-XVIII

CASALE MONFERRATO-MONCALVO Il lotto si compone di: -manoscritto tardo-seicentesco (mm. 305x207) formato da un singolo fascicolo di cc. 22 non numerate, cucito ma senza legatura. Contiene: Memorie istoriche estratte da un libro in quarto intitolato Annali che contengono diversi avvenimenti in Casale Monferrato, ed altrove scritti da me Gio. Battista Vassallo d'essa città. Sopra al titolo, sulla prima carta, figura la nota: "dietro al frontespicio Hic liber est Caroli Urbani Guizardi Anno Domini 1690 14 Xmbris per mortem D. Jo. Bapt. Vassalli mei soceris". Gli Annali del Vassalli rimasero inediti per molti secoli e furono stampati per la prima volta solo in epoca recente: Giovanni BattistaVassallo, Annali che contengono diversi avvenimenti in Casale Monferrato et altrove (1613-1695), a cura di A. Galassi, B.A. Raviola, R. Sarzi, introduzione di C. Mozzarelli, Mantova, 2004. L'edizione contiene la trascrizione dell'unico manoscritto dell'opera conosciuto fino ad oggi che si conserva in una collezione privata di Mantova. Il presente manoscritto si presenta come una copia, pressoché identica, del manoscritto mantovano, ma si interrompe all'anno 1661. Il manoscritto risulta quindi scompleto, mancando gli anni finali della cronaca del Vassalli che arriva fino al 1695. Vergato in una chiara ed elegante grafia con correzioni ed integrazioni interlineari e marginali. Minime tracce d'uso e sporadiche fioriture marginali. Ottimo stato di conservazione; -manoscritto settecentesco (mm. 302x205) contenente un'altra copia, di mano differente, meno elegante e più disordinata, degli stessi "Annali di Casale Monferrato" del Vassalli: Estratto dall'originale delli SS.ri Marc. Ant.o, e Gio. Battista Padre, e fig.o de Vassalli di Casale. Il manoscritto è formato da 24 carte numerate anticamente in alto a destra e si compone di due fascicoli di 12 carte ciascuno. Cucito ma senza legatura. Alone alle prime carte, strappi e lievi mancanze marginali alla prima e all'ultima carta, che è in parte staccata, macchia di unto al margine inferiore al centro del volume. Questo manoscritto sembra in sé completo ed arriva fino all'anno 1691. Rispetto al precedente, il presente pare essere un compendio degli Annali del Vassalli, per come questi sono riportati nel manoscritto mantovano: l'estensore seleziona solo alcune notizie e decide deliberatamente di ometterne altre, oltre ad interrompersi all'anno 1691; -breve manoscritto (mm. 303x203) composto da sole 5 carte non numerate (il verso dell'ultima carta è bianco), cucito ma senza legatura, con aloni e strappetti marginali, contenente: Nelle Memorie di Camillo Scarsella di Moncalvo. La mano pare essere la stessa del manoscritto precedente. Contiene notizie sulla storia di Moncalvo in Monferrato relative agli anni 1632-1640. Anche questo testo, come quello del Vassalli, si presenta sotto la forma di annali, con gli avvenimenti narrati, per lo più fatti d'arme ed eventi socio-politici degni di memoria, disposti in ordine di anno e subordinatamente di mese e giorno. La cronaca del Vassalli, o meglio dei Vassalli, si deve in realtà a due persone (come bene indicato nel secondo dei due manoscritti qui offerti che la contengono), ossia Marco Antonio, proprietario terriero, che riporta gli avvenimenti dal 1613 al 1650, e Giovanni Battista, suo figlio, mercante di vino, che annota gli eventi dal 1650 al 1690, se è vero quanto indicato nella nota posta in alto al recto della prima carta del primo manoscritto, in cui si dice che Giovanni Battista morì il 14 novembre di quell'anno. L'ulteriore continuazione di cinque anni si deve forse ai due figli di quest'ultimo, Francesco e Giacinto, che pare fossero soldati. A differenza di altre cronache locali dell'epoca, come quella del Bremio, gli Annali dei Vassalli nella loro telegrafica ed immediata narrazione degli eventi, restituiscono "meglio l'urgenza dei fatti, il sopraggiungere delle notizia in una città e per uomini che hanno ben pochi mezzi di conoscere le ragioni di quanto sta accadendo, le scelte strategiche" (Vassallo, op. cit., p. 15). Mentre Bremio con la sua prosa ridondante pare rivolgersi ai suoi concittadini, i Vassallo sembrano piuttosto scrivere per i membri della famiglia e per interessi privati. Indicative in questo senso, le numerose notizie relative al valore del vino ed altre merci, che si trovano frequentemente nella cronaca.