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EPISTOLE ET EVANGELII. [C. b1r:] Al nome del nostro Signore Iesu Christo. Incominciano le Epistole and Lectione and Evangelii: li quali si leggono in tutto lanno a la Messa secundo luso de la sancta chiesia romana [?] [Venezia?

EPISTOLE ET EVANGELII. [C. b1r:] Al nome del nostro Signore Iesu Christo. Incominciano le Epistole and Lectione and Evangelii: li quali si leggono in tutto lanno a la Messa secundo luso de la sancta chiesia romana [?] [Venezia?, Giovanni Battista Sessa?, 1488-1491?]

EPISTOLE ET EVANGELII Incunabolo illustrato sconosciuto In 4to (mm. 198x144). Cc. [4], [I]-VIII, XVII-LXXX [di LXXXIV]. Segnatura: a4 b8 d-l8. Mancano il fascicolo c di 8 carte (cc. IX-XVI) e l'ultimo fascicolo m, molto probabilmente composto da 4 carte. Alla carta b1r grande iniziale xilografica "F" raffigurante San Girolamo nel suo studio, circondata da una elegante bordura in legno a motivi decorativi sui lati ed in alto, che riporta una scena ad ambientazione scolastica in basso. Testo stampato su due colonne tranne che alla carta b1r dove comincia l'opera. Il fascicolo a contiene la Tavola. Pergamena rigida del Settecento, etichetta al dorso con il numero " 3171" (un po' sporca, ma solida). Esemplare brunito e pesantemente alonato proveniente dalla biblioteca aquilana del marchese Giulio Dragonetti de Torres (1818-1896), come suggerisce una nota a matita sul contropiatto posteriore. EDIZIONE APPARENTEMENTE NON CENSITA IN NESSUN REPERTORIO della versione in italiano delle Epistolae et Evangelia, testo anche conosciuto come Plenarium che ebbe una grandissima diffusione nel Quattrocento sia in latino che in volgare (numerose sono in particolare le edizioni in tedesco, basso tedesco, olandese ed italiano): si tratta dell'officio comprendente i salmi e le preghiere per le ore canoniche. La presente edizione pare essere veneziana e databile intorno al 1490 circa. Non ci è stato possibile rintracciare la cornice in nessuna altra edizione, nonostante le tracce d'uso suggeriscano un possibile utilizzo precedente, mentre l'iniziale "F" con San Girolamo compare, più logora, in un'edizione di Giovanni Battista Sessa del 1491 (Vergerio, De ingenuis moribus) associata ad una cornice differente ma sempre raffigurante una scena ad ambientazione scolastica, il che fa supporre che la presente edizione sia precedente a quella data e possa essere stata stampata dallo stesso Sessa, il quale cominciò la sua attività di stampatore nel 1488. Anche i caratteri sono compatibili con questa attribuzione. D'altra parte il frontespizio risulta pressoché identico a quello dell'edizione delle Epistole et evangelii data da Bernardinus Rizus a Venezia nel 1488, ma per il resto le due edizioni differiscono in modo significativo.
Sull'Algeria e sua colonozzazione. Memoria. Modena 4. Febbrajo 1847. Manoscritto autografo firmato in fine "Consultore Dottor Carlo Roncaglia"

Sull’Algeria e sua colonozzazione. Memoria. Modena 4. Febbrajo 1847. Manoscritto autografo firmato in fine “Consultore Dottor Carlo Roncaglia”

Roncaglia Carlo Mm. 303x208. Il manoscritto si compone di un unico fascicolo di 24 carte non numerate, compresa l'ultima bianca, vergato solo sulla colonna di sinistra. Cucito, ma non rilegato. Su carta verdina. Sul titolo la nota "No. 94". Lieve macchia alle ultime carte. Ottima stato di conservazione. Alla carta I2r si legge: "Situazione attuale delle Colonia nell'Algeria; utilità che le Nazioni Europee potrebbero ottenere da questa colonizzazione". Il testo del manoscritto presenta solo delle piccole differenze testuali rispetto a quello che fu dato alle stampe nello stesso anno all'interno della pubblicazione intitolata Sullo stabilimento delle colonie europee nell'Algeria e sulla preferenza di accordarsi alle colonie agricole memoria del consulente dott. Carlo Roncaglia di Modena (Modena, Andrea Rossi, 1847), di cui costituisce il capitolo II (pp. 41-72). Benché il titolo identico possa trarre in inganno, diverso è invece il contenuto di un'altra operetta del Roncaglia, intitolata appunto Sull'Algeria e sua colonozzazione memoria, che fu stampata a Modena da A. Rossi nel 1846. Carlo Roncaglia fu un alto funzionario estense ed un fedele consigliere di Francesco V d'Austria-Este, ultimo duca di Modena, Reggio e Massa Carrara. I suoi scritti sulla situazione sociale ed economica di Algeria e Tunisia si basano sulla sua esperienza diretta, in quanto nei primi anni Quaranta del secolo egli visitò personalmente quei luoghi per conto del sovrano modenese. Al suo rientro il Roncaglia caldeggiò l'insediamento di coloni estensi in quei territori del nord Africa, più come espediente per alleviare la crisi economica del ducato estense e per trovare nuove forme di sostentamento che come strumento di espansione colonialista. L'opera più celebre e significativa del Roncaglia è senz'altro la Statistica generale degli Stati Estensi (Modena, Carlo Vincenzi, 1849-1850). Cfr. A. Spaggiari, Il principe e il consultore: prove di nazionalismo e di colonialismo negli Stati Estensi durante il Risorgimento, Reggio Emilia, 2011.
Regola delli cinque ordini d'architettura di M. Iacomo Barozzio da Vignola. Con la nuova agionta di Michelangelo Buonaroti di carte sette

Regola delli cinque ordini d’architettura di M. Iacomo Barozzio da Vignola. Con la nuova agionta di Michelangelo Buonaroti di carte sette

BAROZZI, Jacopo In folio (mm. 386x257). Cc. XXXXIIII. Manca la tavola XXXXIII. Il volume è interamente inciso in rame. Le tavole occupano il recto delle carte, mentre il verso è bianco, ad eccezione della tavola XIII che è stampata al verso (in questo caso ad essere bianco è il recto). Le tavole e il frontespizio architettonico, che reca al centro il ritratto dell'autore, sono stati tirati sui rame originali della seconda edizione curata dal Vignola databile intorno al 1572. Dopo il frontespizio vi sono la dedica al Cardinal Farnese e la nota ai lettori con l'aggiunta; le consuete tavole (III-XXXII) che compongono il nucleo originario dell'opera a partire dall'edizione del 1572, compresa la tavola III contenente il prospetto dei cinque ordini che sostituisce la tavola con il "Motu proprio"; le 5 tavole aggiuntive (XXXIII-XXXVII) che compaiono a partire dall'edizione madrilena del 1593; ed infine le 7 tavole (XXXVIII-XLIV) raffiguranti le cosiddette "Porte di Michelangelo" che compaiono qui per la prima volta. Legatura posteriore in mezza pergamena, piatti ricoperti di carta marmorizzata. Frontespizio ed alcune tavole con i contorni colorati alla sanguigna. Macchie alle prime ed ultime carte, forti aloni lungo tutto il volume, strappi marginali e tracce d'uso. Provenienza. Sul titolo firma di appartenenza del pittore, matematico e scrittore Michele Arcangelo Dolci (Pontassieve, 1724-Urbino, 1803), che fu lungamente attivo come lettore di "disegno e pittura" e di "geometria e disegno pratico" presso l'Università di Urbino, della quale infine divenne professore giubilato. La presenza del Dolci ad Urbino è attestata a partire dal 1750. Dolci fu molto apprezzato come insegnante per la sua profonda cultura in ambito storico-artistico, ma anche per le sue conoscenze pratiche; in qualità di insegnante di "geometria", egli compì nel 1780 un importante rilievo del duomo di Urbino, che rappresenta una delle pochissime testimonianze dell'originario edificio quattrocentesco danneggiato nel terremoto del 1789 (cfr. D.B.I., XL, 1991, voce a cura di R. Valazzi). Alla mano del Dolci sono probabilmente riconducibili gli schizzi ed le note vergate a matita, matita rossa o in inchiostro marrone che compaiono al verso di alcune tavole. In particolare al verso della tavola XI compare una lunga nota tecnica che accompagna un breve schizzo di un basamento e al verso dell'ultima tavola (XXXXIIII) si trova, tracciata alla sanguigna, la figura di un'ampolla entro un astuccio accompagnata da una nota che recita: "Stuccio da tenerci la forma dell'odore che usava Sisto V. Disegno del P. Salvatore Lucareni fatto in Urbino che si ritrova preso il lemene [?] in Roma nella camera dove dorme il Cardinal Negroni". Si tratta con ogni evidenza della copia di studio, utilizzata presumibilmente per scopi didattici dal pittore Michele Arcangelo Dolci, della prima edizione seicentesca (ottava in assoluto) della Regola del Barozzi. Questa edizione dell'Orlandi, che risulta da fonti documentarie essere il possessore all'epoca della seconda serie di rami del Vignola, quella utilizzata nella seconda edizione del 1572 circa, è probabilmente anche la prima a contenere le 7 tavole raffiguranti le cosiddette "Porte di Michelangelo", che costituiscono una delle varie integrazioni a cui il nucleo originario dell'opera andò incontro nelle sue numerose ristampe seicentesche e settecentesche. La Regola del Barozzi deve il suo straordinario successo editoriale principalmente alla sua efficacia didattica. Rappresenta infatti una sorta di prontuario che non si limita a sintetizzare e codificare il lessico architettonico classico, ma propone un sistema di calcolo per agevolare il compito dei costruttori nel progettare e realizzare le loro opere secondo i cinque ordini architettonici (dorico, ionico, corinzio, tuscanico e composito o romano). In questo senso l'opera costituiva un utilissimo supporto all'insegnamento. Catalogo unico, ITICCUUM1E08018 (ICCU cita due carte finali non numerate, il cui contenuto non ci è stato possibile identificare); A.G. Spinelli, Bio-bibliografia dei due Vignola, in: "Memorie e studi intorno a Jacopo Barozzi", Vignola, 1908, pp. 24-25; M. Walcher Casotti, Le edizioni della Regola, in: P. Cataneo, "Giacomo Barozzi da Vignola. Trattati", Milano, 1985, p. 542, nr. 8.
Archivietto composto da quindici lettere autografe indirizzate ad Antonio Frizzi (1736-1800). Modena

Archivietto composto da quindici lettere autografe indirizzate ad Antonio Frizzi (1736-1800). Modena, 1778-1794

TIRABOSCHI, Girolamo (1731-1794) Interessante archivio composto da 15 lettere autografe che il Tiraboschi scrive da Modena ed invia a Ferrara all'amico Frizzi. Dalle lettere emerge la sincera stima ed amicizia che univa i due grandi eruditi, nonché il fitto intreccio di consigli, informazioni e favori che i due si scambiarono per un lungo periodo: dalla richiesta di procurare opere a stampa per sé o per amici all'offerta di collaborazione in dispute storico-letterarie con altri eruditi dell'epoca (come quella che contrappose il Frizzi a Cesare Frassoni), dall'invio di volumi delle proprie opere (in particolare le Memorie Ferraresi da parte del Frizzi, la Storia delle letteratura italiana, la Storia dell'Abbazia di Nonantola e la Bilioteca Modenese da parte del Tiraboschi) alle reciproche richieste di compiere ricerche presso i rispettivi archivi. Girolamo Tiraboschi, originario di Bergamo, prosecutore della grande tradizione storiografica muratoriana, gesuita dal 1746, fu chiamato a Modena nel 1770 con l'incarico di dirigere la Biblioteca Estense. Nella città emiliana rimase per tutta la vita, attendendo a studi ancora oggi consultabili con profitto per la sterminata dottrina che vi è profusa e per il rigore del metodo. Dal 1773 al '90 fu prima collaboratore e poi direttore del Nuovo giornale dei letterati d'Italia. Fu autore, fra le altre cose, della prima storia generale della letteratura italiana, apparsa a Modena in tredici volumi tra il 1772 e il 1782. Antonio Frizzi, ferrarese, fu intimo amico del Tiraboschi. Occupò diverse cariche politico-amministrative nella sua città, in cui fondò fra l'altro l'Accademia degli Argonauti. Avendo accesso agli archivi comunali, dopo anni di ricerche pubblicò le Memorie per la Storia di Ferrara, la fino ad allora più importante storia di Ferrara dalle origini al 1598 (i cinque volume apparvero a Ferrara tra il 1791 e il 1809). I) Bifolio vergato solo al recto della prima carta. Indirizzo, timbro "Modena" e tracce di timbro in ceralacca al verso della seconda carta. Tracce di piegatura. All'Ill.mo Sig. Sig. Pron. Col.mo Il Sig. Dott. Antonio Frizzi, Custode del Pubblico Archivio di Ferrara Ill.mo Sig. Sig. Pron. Col.mo La copia della mia lettera Apologetica, che ho fatto tenere a V. S. Ill.ma, era dovuta à favori, di cui ella mi ha onorato, e alla stima che fo della sua erudizione e del suo merito, e io le rendo distinte grazie delle cortesi espressioni, colle quali me ne ragiona. Io compatisco la testa calda e fumante del mio avversario e mai gli avrei nemmeno fatta risposta, se egli coll'inviare copia della sua opera à Ministri di tutte le Corti non mi avesse costretto a prevenire qualunque impressione potesse fare la lettura della sua opera. Con questa occasione ho il piacere di notificarle, che in questo Ducale Archivio, ove ho una scienza di su qualche ricerca, ho trovato un Memoriale dato al Duca Ercole 2° poco dopo il suo arrivo al trono, cioè à 29 di Dec. del 1534, da Gabriele, Galasso e Alessandro Fiaschi Ariosti, e da Virginio loro nipote, in cui espongono a lungo le vessazioni per la carne di Bagarolo a cagione delle prepotenze di Alfonso Trotti per l'odio che portava gratis a M. Lodovico, et per rispetto a lui e tutti gli altri predetti fratelli, e chieggon per ciò, che dopo 15 anni di patimenti si decida di rittenersi la causa. A piedi del memoriale, vi è il rescritto Ducale, che ordina à fattori Ducali, che spediscano prontamente e giustamente la causa, e il rescritto è segnato à 23 di Dec. del 1534. Come che a chi sia Memoria degli Ariosti ha parlato di una tal Sig spero che non le sarà di scarso l'aver notizie di un tal documento. Ella il riceva almeno come un sincero attestato della mia gratitudine, e della stima, con cui mi protesto Di V. S. Ill.ma Modena 21 Agosto 1778 Dev.mo Obbl.mo Serv. Girol.mo Tiraboschi II) Bifolio vergato solo al recto della prima carta. Indirizzo, timbro "Modena" e timbro in ceralacca al verso della seconda carta. Tracce di piegatura. Piccola mancanza al margine esterno della seconda carta. All'Ill.mo Sig. Sig. Pron. Col.mo Il Sig. Dott. Antonio Frizzi, Pro Segretario e Custode del Pubblico Archivio di Ferrara Ill.mo Sig. Pron. Col.mo Eccomi a darle un incomodo, fidato nella sua gentilezza da me tante volte sperimentata. Dovrebbe costì conservarsi l'ultimo testamento di Niccolò da Correggio fatto à 9 di Gennajo del 1508, ma non so per cui rogito, del quale in Correggio non si hanno che alcuni frammenti concernenti alcune disposizioni di quel Principe in esso date. Mi premerebbe assai, quando siavi, averne copia; e mi raccomando perciò a V. S. Ill.ma, di cui niuno meglio saprà ritrovarlo. Non importa che la copia sia legalizzata, dovendo essa servire solo per studiare [?]. Perdoni di grazia il disturbo, che le do; e mi comandi ella pure con ugual libertà, assicurandosi, che sono sinceramente Di V. S. Ill.ma Modena 5 Maggio 1780 Dev.mo Obbl.mo Serv. Girol.mo Tiraboschi III) Bifolio vergato solo al recto della prima carta. Indirizzo al verso della seconda carta. Tracce di piegatura. Piccolo foro in corrispondenza del timbro in ceralacca. All'Ill.mo Sig. Sig. Pron. Col.mo Il Sig. Dott. Antonio Frizzi, Pro Segretario e Custode del Pubblico Archivio di Ferrara Ill.mo Sig. Sig. Pron. Col.mo Il tenue dono della Vita del Testi era troppo giustamente dovuto à favori, che ella mi ha conceduti, e agli incomodi, che io le ho dati; e che forse le darò in altre occasioni; e per cui le professo la più distinta riconoscenza. Ci vuol pazienza; se non [?] si trova il testamento di Niccolò da Correggio. Io non lascio per questo di esser contentissimo à molti incomodi che ella ha sostenuti per favorirmi; scrivo di fretta, e mi protesto con piena stima Di V. S. Ill.ma Modena 29 Agosto 1780 Dev.mo Obbl.mo Serv. Girol.mo Tiraboschi IV) Bifolio in carta azzurrina vergato solo al recto della prima carta. Indirizzo e tracce di timbro in ceralacca al verso della seconda carta. Tracce di piegatura. Piccola mancanza al margine esterno della seconda carta. Nell'angolo
Raccolta di manoscritti e documenti autografi inerenti l'agrimensura. Ferrara

Raccolta di manoscritti e documenti autografi inerenti l’agrimensura. Ferrara, 1726-1770.

GIRRI, Francesco Maria Manoscritto A [Piatto anteriore:] Ricordi d'agrimensura 1727 MDCCXXVII. Gir. Gir. di Girri Francesco. [Contropiatto anteriore:] Hic liber scriptus fuit a me Fran.co Maria Girri Anno 1726 e 1727 e 1728 1729. [Piatto posteriore (in parte lacunoso):] [.] perscriptas fuere [.] Dni Joannis Baptes. Bonazioli Franc.o M.a Girri Anno Dni 1726 nec non 1727 1728 1729 1730. Mm. 300x220. Fascicolazione: I10 II16+4 III20. Carte complessive 50, numerate all'epoca come segue: 1-18, [1], 19-39, 42-50, [1]. Bianche (eccetto che per il numero di carta) le cc. III8r, III10v, III11-III16, III19v, III20v. Con due foglietti volanti inseriti nel volume. Armi nobiliari raffiguranti un girasole con due uccellini disegnate sui piatti. Apparentemente completo. Potrebbe mancare un bifolio (presumibilmente bianco) fra le cc. III10 e III11. Con vari diagrammi, calcoli e piccole figure vergate sui margini. Cartoncino coevo cucito alla rustica. Varie mancanze ai piatti, angoli arricciati, piccole mancanze marginali, intonso con barbe, un po' sciolto. Contenuti (il trattato comprende 37 capitoli, dei quali si forniscono qui sotto alcuni dei titoli più significativi): Incipit: "Libro primo Cap. 1. Che cosa sia Perito, e sue qualità"; "Capitolo sesto Come si regola il frutto commerciale de terrenni"; "Capitolo settimo Quanto formento semina un Mog. di ter."; "Capitolo ottavo Quanto vino debba fare una possessione annualmente [.]"; "Capitolo nono Come si regola la stima del Alboratura"; "Capitolo decimo Come sia il quid meglioratum"; "Capitolo undicimo Che cosa sia il quid impensum"; "Capitolo duodecimo Cosa sia augumento, proveniente ex natura rei"; "Capitolo XIII A chi s'aspetta il detto miglioramento ex natura rei"; "Capitolo XIIII A chi s'aspetta il quid meglioratum in caso di recisione di contrato"; "Capitolo XVI Cosa siano le detracioni che si devano fare a causa delli diretti domini ecclesiastici"; "Capitolo XVII Come si debano regolare dite detracioni fuori alle determinatione statuttarie"; "Capitolo XVIII Come si cala le decime condutizie"; "Capitolo XVIIII Cosa si debe detrare del quinto 6o 3o et altro [.]"; "Capitolo XX Come si agiungono le esencioni alli terreni stimati"; "Capitolo XXI Cosa sia l'esenzione del Lavoriere"; "Capitolo XXII Come si debba aggiungere a terreni la decima ordinaria"; "Capitolo XXIII Come si regola la stima della decima"; "Capitolo 37 Tratato de misure" (diviso a sua volta in 15 capitoli). Inizia a questo punto (c. III1r, numerata 30) una nuova sezione del manoscritto, divisa in 14 capitoli. Incipit: "Seguono le antescritte materie spiegatemi nuovamente dal Sig. Gioseppe Sachi Ag.e". Seguono altri tre brevi testi con calcoli e misurazioni. Il presente manoscritto pare essere inedito, anche se gran parte degli argomenti in esso contenuti furono poi recuperati dal Girri, a distanza di molti anni, nel suo trattato principale intitolato l'Agrimensore istruito (vedi sotto). Manoscritto B [Piatto anteriore:] Per li Periti Ferraresi 1755 L'Agrimensore Instruito Opera di Fran.co M.a Girri Giud.e d'Arg.ne Ferrarese dedicata a sua Ecc.za Sig. March. Fran.co Calcagnini Giud. de Savi di Ferrara. [Carta I1r:] L'Agrimensore Ferrarese Opera di Fran.co Giri Giud.e d'Argine Ferrarese. Mm. 297x210. Fascicolazione: I30 II28-1 III10 IV10-1 V18; VI20 VII14 VIII10. Carte 138, in parte intervallate da mezzi fogli (utilizzati per correzioni e note marginali) e da alcuni fogli volanti ed in parte numerate anticamente come segue: pp. [6], 1-33, [7], 33-76, [4], 77-151, [1], [18 bianche]; cc. [20, di cui le ultime 3 bianche], 14, [10]. Gli ultimi tre fascicoli sono in realtà cuciti singolarmente e contengono anche vari fogli singoli e bifoli sciolti con correzioni ed aggiunte. Completo. Cartone coevo cucito alla rustica con titolo manoscritto sul piatto anteriore. Ottimo stato di conservazione. Si tratta del manoscritto autografo della principale opera del Girri, che fu data alle stampe a Venezia nel 1758. Una nota al verso dell'utima carta del fascicolo V recita "Il libro datto fuori è di 66 Carte", con ogni probabilità riferendosi all'edizione a stampa che si compone infatti precisamente di 132 pagine. Si tratta di un manoscritto di lavoro, fitto di correzioni, aggiunte e ripensamenti. Da un seppur breve confronto con l'edizione a stampa, si evince che questa riporta sempre la versione corretta e definitiva indicata nel manoscritto, ma emerge anche una diversa distribuzione della materia. Nel manoscritto infatti l'opera è divisa in 4 libri, mentre nell'edizione a stampa i libri sono 3; il quarto libro sarà aggiunto alla seconda edizione del 1767 e conterrà la Nova aggiunta (vedi più sotto). Gli ultimi tre fascicoli, inseriti sciolti all'interno della legatura, contengono tre versioni della lettera del 1765 che il Girri scrisse all'avvocato Pietro Sgherbi in risposta alle critiche mosse da quest'ultimo nelle sue Riflessioni sopra l'Agrimensore istruito. Sia le Riflessioni dello Sgherbi che la lettera del Girri furono pubblicate a Ferrara nel 1765. Sul recto della prima carta del fascicolo VI così scrive il Girri: "Se questa Risposta vuol concepirsi in forma di Lettera, l'Autore deve sempre parlare col Sig. Sgherbi, appunto come si fa nelle lettere famigliari; ma ora non è formata così, onde bisogna dapertutto mutar forma. In questo caso io farei il seguente titolo Al Sig. Pietro Sgherbi Autore delle Riflessioni sopra l'Agrim.e Istruito Lettera di Fran.co Maria Girri in risposta alle med.me Riflessioni. Se poi si vuol lasciare questa risposta tale, qual' è, si può fare il seguente titolo Al Sig. Pietro Sgherbi Autore delle Riflessioni sopra l'Agrim.e Istruito Risposta di Fran.co Maria Girri Giud.e d'Argine". Manoscritto C [Piatto anteriore:] Agiunta all'Agrimens.re Instruito 1764. [Carta I1r:] Agiunta d'altre notizie, fatta da me Fran.o M.a Girri all'Agrimensore Instruito per beneficio Commune l'Anno 1765. Mm. 285x207. Il manoscritto è formato da una legatura in cartoncino azzuro alla quale si trova cucito un fasc