last 7 days
last 30 days
older than 30 days

Govi Rare Books

Magazzino toscano d'instruzione e di piacere. Tomo primo [-terzo]. 1754-1756

Magazzino toscano d’instruzione e di piacere. Tomo primo [-terzo]. 1754-1756

Magazzino toscano Tre volumi in 4to (mm. 215x150). Vol. I: pp. 557, [1] e [11] tavole calcografiche fuori testo in parte ripiegate. Segnatura: A-K4 L2 M-Q4 R2 S-Z4 Aa-Zz4 Aaa-Bbb4 Aaaa-Bbbb4. In fine si trovano rilegate 4 carte, numerate 5-12, relative allo Stato politico dell'Europa. Vol. II: pp. 567, [1 bianca] e [12] tavole calcografiche fuori testo in parte ripiegate. Segnatura: A-Z4 Aa-Zz4 Aaa-Zzz4 Aaaa-Cccc4. Vol. III: pp. 576 e [8] tavole calcografiche fuori testo. Segnatura: A-Z4 Aa-Zz4 Aaa-Zzz4 Aaaa-Cccc4. Errori nella numerazione delle pagine. Grande vignetta in rame ai frontespizi. Legatura coeva in mezza pelle con punte, duplice tassello con titoli e numerazione dei volumi ai dorsi, piatti ricoperti di carta colorata (dorsi consunti e con minimi fori di tarlo, lievi spellature e mancanze ai piatti). A tratti brunito, ma buon esemplare genuino intonso con barbe e a fogli diseguali. Eccezionale esemplare recante complessivamente 31 tavole fuori testo, 12 in più di quanto segnalato in ICCU. EDIZIONE ORIGINALE, completa di tutte e tre le annate pubblicate, di questo interessante periodico nato nel fervido clima culturale e mercantile che distinse la Livorno illuminista di quegl'anni e ispirato ai magazine britannici. Gli argomenti affrontati sono i più disparati e vanno dall'attualità all'agricoltura, dall'enologia alla musica, dalla geografia alla tecnica, dall'architettura alla medicina, dalla storia alla letteratura e alle scienze. Il periodico si può sostanzialmente considerare come una continuazione ideale del Magazzino italiano, giornale pubblicato sempre a Livorno dal Santini e apparso in tre volumi fra il 1752 e il 1753. "Livorno diventa negli anni Cinquanta un centro di discussione economica e politica, dove comincia a trovare espressione una situazione che è insieme di crisi e di rimodernamento e che prelude all'importante funzione che le tipografie di quella citta eserciteranno negli anni Sessanta e settanta. Nel 1752 usciva a Livorno il "Magazzino italiano' che, due anni dopo, si trasformava nel "Magazzino toscano d'instruzione e di piacere'. Sono periodici di divulgazione, con notizie che vanno dalla politica alle variazioni dei cambi, con liste di navi che entrano ed escono dal porto" (F. Venturi, Settecento riformatore, Torino, 1969, p. 317). Tra i molteplici articoli si segnalano: Vita di Dante (con ritratto), Discorso sopra la conservazione dell'uova, Delle ragioni di fare o di abrogare le leggi, Saggio sopra il governo de' bambini [.] Di Giacomo Nelson Speziale, Dissertazione sulla fertilità della Palestina, Dissertazione sull'Architettura (con tavola), Vita di Amerigo Vespucci (con tavole), Del vino di Tokay, lettera del sig. Giovanni Matolao, Come si preservino i libri dalle rosicature e depredazioni de' vermi e degl'insetti, Del serpente col sonaglio (con tavola); Elogio dell'ab. Francesco Marucelli fondatore della Libreria Marucelliana aperta in Firenze (con tavola), Relazione su una nuova eruzione del Vesuvio, Relazione dell'origine e del progresso del giudaismo in China, Miniere di diamanti di Golkonda, Visapur, Bengala, Descrizione dell'Isole Molucche e della pianta che produce i garofani (con tavola), Come l'aria operi sopra del corpo umano, Memoria sull'inoculazione del vajolo del Sig. De La Condamine, Lettera estemporanea sopra la musica sacra e origine dell'organo, Vita di Andre Cesalpino (con ritratto), Descrizione di una macchina per sollevar l'acqua per via del fuoco, descritta da M. Clare (con tavola), Vita di Leonardo da Vinci (con tavola), Descrizione di un uccello chiamato Fenicoptero (con tavola), Pianta planimetrica della miniera nel Poggio delle Carbonaie, nel Territorio di Montieri, fatta dal Sig. Gio Arduini di Vicenza (con carta più volte ripiegata), Memorie per servire alla vita di Pier Vettori, Esperimenti elettrici su i corpi organici (con tavola), Vita di Arlotto Mainardi Piovano [.] del sig. Domenico Maria Manni, Avviso per lo trasporto per mare di alberi, piante vivaci, e semi, loro scelta e tempo e modo di cavarli, Spiegazione di una insigne antichissima gemma del Museo Stoschiano, Relazione di un feto bicorporeo (con tavola), Saggio di paleografia di medaglie, del sig. Abate Barthèlemy (con tavola). Catalogo unico, ITICCUTO0E25283.
Il diritto delle genti

Il diritto delle genti, ovvero Principii della legge naturale, applicati alla condotta e agli affari delle nazioni e de’ sovrani. Opera scritta nell’idioma francese dal sig. di Vattel e recata nell’italiano da Lodovico Antonio Loschi. Tomo primo [-terzo]. 1781-1783

VATTEL, Emer de Tre volumi in 8vo (mm. 201x133). Vol. I: pp. xxxii, 295, [1 bianca]. Segnatura: a-b8 A-S8 T4. Vol. II: pp. 320. Segnatura: A-V8. Vol. III: pp. 408. Segnatura: A-Z8 Aa8 Bb12. Sui frontespizi vignetta calcografica. Testate, iniziali e finalini xilografici. Cartonato coevo ricoperto di bella carta colorata, etichetta con titolo manoscritto ai dorsi. A tratti leggermente fiorito, ma ottima copia intonsa con barbe, in parte a fogli chiusi. PRIMA EDIZIONE in italiano, nella traduzione di Lodovico Antonio Loschi, di Le Droit des gens, ou Principes de la loi naturelle appliques à la conduite et aux affaires des nations et des souverains, pubblicato per la prima volta a Neuchâtel (con falso luogo Londra) nel 1758. L'opera del Vattel, che tratta anche di commercio, della moneta e dell'incremento della popolazione, è considerata un classico del diritto internazionale ed esercitò una profonda e duratura influenza nella prassi giudiziaria internazionale. L'autore, giurista e diplomatico svizzero, trovò particolare favore negli Stati uniti, dove le edizioni della sua opera sorpassano di gran lunga quelle stampate in Francia. Madison inserì Le Droit des gens nella sua lista del 1783 di libri raccomandati per formare una biblioteca del Congresso. "No writer on the law of nations before Vattel had so consistently - and persistently - emphasized freedom, independence, and interdependence as the condition of states in their relations with one another. The authors of the American Declaration would soon adopt his repeated insistence that states were "free and independent' as the conception of their own states' condition. By doing so, they enacted Vattel's central contention that - in the words of his contemporary English translator – "independence is ever necessary to each state'; to secure that independence "it is sufficient that nations conform to what is required of them by the natural and general society, established among all mankind'. In due course, this would become the standard modern definition in international law of independence as "the capacity to enter into relations with other states'. In 1775 Benjamin Franklin sought out the latest edition of Vattel's work for the benefit of Congress" (D. Armitage, The Declaration of Independence: A Global History, Harvard, 2007, pp. 40-41). Catalogo unico, ITICCULIAE16050.
Crestomazia italiana cioè scelta di luoghi insigni o per sentimento o per locuzione raccolti dagli scritti italiani in prosa di autori eccellenti d'ogni secolo per cura del conte Giacomo Leopardi

Crestomazia italiana cioè scelta di luoghi insigni o per sentimento o per locuzione raccolti dagli scritti italiani in prosa di autori eccellenti d’ogni secolo per cura del conte Giacomo Leopardi

LEOPARDI, GIACOMO. Due volumi in 12mo (mm. 184x110). Pp. 1-356; [357]-744. Legatura coeva in mezza pelle con fregi e titolo in oro al dorso. Minime fioriture su poche carte. Ottima copia intonsa con barbe e a fogli diseguali. PRIMA EDIZIONE della prima delle due antologie di autori italiani che il Leopardi curò con il suo solito straordinario acume ed intuito letterario, quella dedicata ai testi in prosa, seguita l'anno successivo da quella poetica (Milano, Stella, 1828). I due volumi di cui si compone, uscirono a pochi mesi di distanza l'uno dall'altro. Le lettere del Leopardi testimoniano di una felicissima accoglienza già del primo volume, per il quale l'autore pensava ad una seconda edizione prima ancora che apparisse sul mercato il secondo volume. Quanto ai criteri di selezione degli autori antologizzati, così si esprime il Leopardi a p. 3: "io ho voluto che questo libro servisse sì ai giovani italiani studiosi dell'arte dello scrivere, e sì agli stranieri che vogliono esercitarsi nella lingua nostra [.] Ho voluto che questo riuscisse come un saggio e uno specchio della letteratura [.] Ho tolto da scrittori di ogni qualità, e da libri di ogni materia; tenendomi tuttavia per lo più, come dico nel titolo, agli autori eccellenti [.] In terzo luogo, il proposito mio è stato che questa Crestomazia, non solo giovasse, ma dilettasse; e che dilettasse e giovasse, non solo ai giovani, ma anche agli uomini fatti; e non solo agli studiosi dell'arte dello scrivere, o della lingua, ma ad ogni sorte di lettori". Catalogo unico, ITICCULO1E02198; Benedettucci, 35/A; Mazzatinti, 668; Catalogo del fondo leopardiano, nr. 93.
Elementi di medicina del dottor Giovanni Brown con molte note dilucidazioni e commenti dello stesso autore tradotti dall'inglese opera cui vanno in seguito nuovi commenti ed osservazioni volume I. [-III.]

Elementi di medicina del dottor Giovanni Brown con molte note dilucidazioni e commenti dello stesso autore tradotti dall’inglese opera cui vanno in seguito nuovi commenti ed osservazioni volume I. [-III.]

BROWN, John Tre volumi in 8vo (mm. 200x130). Pp. XXXI, [1 bianca], 269, [3 bianche]; 243, [1 bianca]; 1-109, [3], 113-156 (Avviso degli editori alla pagina [110], pp. [111-112] bianche). Alla p. 113 del terzo volume cominciano le Riflessioni sopra alcuni punti della dottrina di Brown. Del dott. Edmundo Schmuck dirette al sig. Giuseppe Frank dott. di medicina in Pavia. 1793. Pergamena rigida coeva, duplice tassello con titolo e numero del volume impressi in oro ai dorsi, tagli picchiettati. Minime fioriture marginali e qualche lieve brunitura sparsa, ma ottima copia fresca e genuina. PRIMA EDIZIONE della traduzione italiana dell'opera principale del medico e biologo inglese John Brown, la cui prima edizione assoluta apparve in latino nel 1780. "Scolaro di W. Cullen a Edimburgo, [Brown] è il creatore del sistema che ebbe una diffusione enorme al suo tempo e che fu chiamato brownianismo" (Castiglioni, p. 599). La teoria del Brown venne ripresa in Italia per primo da Giovanni Rasori, che nel 1792 ne pubblicò un compendio. Il trattato ebbe grande successo e fu più volte ristampato in tutta Europa. In sostanza, la teoria browniana riconduce tutte le malattie ad una questione di sovra o sotto-stimolazione. Brown si concentrò sui fattori esterni visti come stimoli che portano all'eccitabilità del corpo e conseguentemente alle diverse malattie. Egli sostiene che qualsiasi sintomo o comportamento che si discosta dal comportamento sano di un individuo suggerisce un eccesso di eccitazione del corpo. In particolare, Brown etichetta l'eccesso di stimolazione come stato stenico e la sotto-stimolazione come stato astenico. Per le malattie steniche, i trattamenti di Brown includevano vomito, aria fredda e purga. Per le malattie asteniche, Brown prescriveva oppio, arrosto di manzo e bevande alcoliche. Catalogo unico, ITICCUNAPE08367; Biographie Médicale, II, p 575; Blake, p. 67.
Dispacci di S.E. Andrea Corner Proved: Gnãl da Mar 1679. Manoscritto in italiano su carta. [Venezia

Dispacci di S.E. Andrea Corner Proved: Gnãl da Mar 1679. Manoscritto in italiano su carta. [Venezia, febbraio 1680]

CORNER, Andrea In folio (mm. 294x216). Pp. [2], 404 [recte 402], [2 bianche] + 1 carta di guardia. Errori di paginazione tra la p. 357 e la p. 363. Fascicolazione: I4+1 II- XLIX4 L6. COMPLETO. Iniziale e fregio calligrafico al titolo. Cartonato muto coevo con nervi passanti e titolo manoscritto al dorso (rotto uno dei nervi del piatto anteriore). Sul piatto anteriore i numeri in matita rossa "119 319". Elegante scrittura cancelleresca in inchiostro marrone di ottima leggibilità. 22 linee per pagina. Filigrana: tre mezze lune. Lieve alone alle pp. 113-116, ma freschissima copia marginosa vergata su carta di grande qualità. Provenienza: famiglia nobile padovana vicina ai Corner. COPIA DI LUSSO dei dispacci inviati al doge Alvise Contarini (1676-1684) a Venezia dal provveditore generale del mare Andrea Corner, che fu di stanza a Corfù dal giugno del 1677 al febbraio del 1680. La data 1679 nel titolo è senz'altro da considerarsi "more veneto" e si riferisce al febbraio del 1680, periodo al quale è quindi verosimilmente ricondurre la copiatura del presente manoscritto. Il volume si apre con una lettera preliminare indirizzata al doge, in cui il Corner accetta umilmente il prestigioso incarico di "Proveditor da Mar" offertogli dal senato, succedendo all'ormai malato ed anziano Antonio Priuli, benché, scrive, la notizia del suo trasferimento a Corfù gli sia stata data con un preavviso di soli 15 giorni. Corner chiede inoltre che il doge scriva al governatore della Dalmazia perché questi gli metta a disposizione una seconda galea, non essendo quella di Daniel Dolfin che già ha a disposizione, sufficiente per il trasporto di tutta la sua "robba da uso" e della famiglia. Seguono poi ottantuno dispacci numerati 1-81 e disposti in ordine cronologico, tutti indirizzati al doge e spediti da Corfù, Zante, Cefalonia, Curzola, Canal di Viscardo (era così chiamato all'epoca il canale fra Itaca e Cefalonia) ed infine il Lido, tra il 5 giugno 1677 e il 5 febbraio 1679 "more veneto", ossia 1680. Chiude il volume un ultimo dispaccio, fuori numerazione, in cui il Corner riferisce al doge dell'incontro da lui avuto con l'ambasciatore francese, il quale sulla strada per Costantinopoli aveva fatto tappa a Cefalonia, ed alla fine del quale si firma "ritornato di Provd.r Genl da Mar". Evidentemente il Corner era rientrato a Venezia nel gennaio del 1680 (il dispaccio 81 è datato "Di Galera dal Lido 17 Gennaro 1679") e l'ultimo dispaccio, quello fuori numerazione e datato 5 febbraio 1679, fu scritto a Venezia. Il Proveditor General da Mar, che risiedeva ufficialmente a Corfù, era responsabile delle provincie dello Stato da Mar e del mantenimento della flotta veneta, di cui era il comandante supremo in tempo di pace. In tempo di guerra veniva invece sostituito dal Capitano Generale da Mar con poteri più ampi. L'incarico aveva solitamente una durata di tre anni, ma in tempo di guerra la nomina di un nuovo Capitano Generale da Mar era spesso accompagnata anche dall'elezione di un nuovo Provveditore Generale. Gli originali dei dispacci del Corner, inviati in qualità di provveditore negli 1677-1680, sono conservati presso l'Archivio di Stato di Venezia (IT ASVe 0040 010 005 32, vedi Capitano generale da mar Andrea Corner. Lettere, 1677-1679, volumi 3, redazione e revisione: Francesca Sardi, Piera Zanon, 2001; Annamaria Pozzan, 2007). Benché proveniente da una famiglia patrizia che disponeva di poche ricchezze e non aveva mai ricoperto cariche di rilievo al servizio della Repubblica, grazie al sistema dell'estrazione Andrea Corner, a soli vent'anni, entrò nel 1630 a far parte del Maggior Consiglio. Fu l'inizio di una intensissima carriera che lo vide ricoprire molte tra le cariche più ambite e prestigiose all'interno del patriziato dirigente veneziano. Nell'agosto 1646 venne eletto capitano di galeazza e, l'anno seguente, si segnalava per il soccorso portato a Tommaso Morosini, che in vista del Negroponte era stato assalito da 45 galee turche. Nell'ottobre 1649 è provveditore sopra le Galee dei condannati; dal 12 marzo 1649 all'11 marzo 1651 provveditore nell'isola di Zante e poi, sino al settembre, provveditore all'Armar. Al ritorno in patria entrò nel Consiglio dei pregadi e il 10 gennaio 1653 venne eletto provveditore generale e inquisitore delle tre isole del Levante, dove dovette fronteggiare una situazione molto tesa a causa delle lotte cruente tra le fazioni nobiliari e tra queste e i contadini del luogo. Il 15 gennaio 1654 venne eletto provveditore generale delle Armi nel regno di Candia. L'11 dicembre 1658 venne eletto provveditore generale in Dalmazia. Rientrato a Venezia, nel settembre del 1662 fu consigliere dei Dieci; nell'ottobre del 1662 e 1663 entrò nel Consiglio dei pregadi; il 4 ottobre 1663 venne eletto capitano generale da Mar. Nella commissione, rilasciatagli l'8 marzo 1664, il Senato, conferendogli poteri straordinari di vita e di morte su chiunque, gli ordinava di occuparsi della difesa del regno di Candia e di riconquistare il terreno perduto. Il 13 settembre 1667 fu provveditore all'Armar; nell'ottobre del 1667 e 1668 entrò nel Consiglio dei pregadi; il 14 giugno 1669 fu savio alla Mercanzia; il 14 luglio 1669 venne eletto podestà a Brescia. Al ritorno, nell'agosto 1671, fu consigliere dei Dieci e nell'ottobre del 1672 entrò nel Consiglio dei pregadi. Dal 21 dicembre 1672 al 20 dicembre 1673 fu provveditore all'Artiglieria; nell'agosto 1673 consigliere dei Dieci; nell'ottobre 1674 e 1676 consigliere dei Pregadi; il 29 settembre 1674 provveditore all'Armar; nell'ottobre 1675 consigliere dei Dieci e inquisitore di Stato; il 14 novembre 1676 savio alla Mercanzia. Il 22 maggio 1677 venne eletto alla carica di provveditore generale da Mar. La guerra contro il Turco era stata da poco ripresa, e il Corner, cui il Senato, con la commissione del 29 maggio 1677, aveva conferito poteri vastissimi, si diresse a Corfù e il 5 luglio 1677 affrontò la flotta turca, costringendola a ritirarsi sulla costa di Butrinto. Nel corso de
Li cinque ordini dell'architettura civile di Michel Sanmicheli rilevati dalle sue fabriche

Li cinque ordini dell’architettura civile di Michel Sanmicheli rilevati dalle sue fabriche, e descritti e publicati con quelli di Vitruvio, Alberti, Palladio, Scamozzi, Serlio, e Vignola dal co. Alessandro Pompei

SANMICHELI, Michele In folio (mm 325x221). Pp. 112. Segnatura: [π]4 *4 A-D4 [E-M]4. Vignetta al titolo sottoscritta con le iniziali AB, monogramma dell'incisore Antonio Balestra (1666-1740).Testo stampato su due colonne. Testatine e finalini in rame, iniziale xilografica. Con 37 illustrazioni calcografiche nel testo, tutte a piena pagina tranne una a mezza pagina, numerate I-XXXVII, alcune con monogramma AB di Antonio Balestra, altre sottoscritte con il monogramma AP di Alessandro Pompei o con il monogramma GB di Gaudenzio Bellini. Con inoltre il ritratto calcografico del Sanmicheli a piena pagina (c. π2r) e quelli, incisi in rame a mezza pagina a mo' di testatina, dell'Alberti (c. C1r), del Palladio (c. C2v), dello Scamozzi (c. C3v), del Serlio (c. C4v) e del Barozzi (c. D1v). Mezza pergamena con punte di poco posteriore, dorso a nervetti con titolo manoscritto. Al contropiatto ex-libris inciso "Biondella di Valpadena Verona Eredi Tiepolo della Persia". Frontespizio e qualche carta un po' arrossati, lievi fioriture marginali, antico rinforzo al margine interno della carta π3. Ottima copia marginosa, quasi in barbe. Una nota coeva, vergata al margine della tavola 20 in inchiostro rosso, ricorda come il tipo di fregio illustrato nella suddetta tavola possa essere visto presso la "Porta del Palazzo pretorio", con probabile riferimento al Palazzo della Ragione di Verona. PRIMA EDIZIONE (tiratura A senza la variante nel titolo dopo Sanmicheli "Non più veduti in luce, ora publicati ed esposti con quelli di Vitruvio, e d'altri cinque dal conte Alessandro Pompei") della prima opera monografica dedicata all'opera del grande architetto ed urbanista veronese Michele Sanmicheli. Ne è autore l'architetto, anch'esso veronese, Alessandro Pompei, grande estimatore del Sanmicheli, il quale attraverso un confronto sulla trattazione dei cinque ordini dell'architettura classica tra lo stesso Sanmicheli e cinque tra i più grandi trattatisti rinascimentali della materia, ossia L.B. Alberti, Palladio, V. Scamozzi, S. Serlio e J. Barozzi, propone un confronto, anche grafico, di grande interesse, sull'utilizzo dei vari stili da parte dei maggiori architetti di tutti i tempi. Pompei si occupò anche dell'apparato iconografico, ideando alcune delle illustrazioni che corredano l'opera e che sono fondamentale per la comprensione del testo. "Il suo [di Pompei] trattato Li cinque ordini dell'architettura civile di Michel Sanmicheli (Verona 1735), "tentativo di sintesi del patrimonio del linguaggio classico' (Sandrini, 1988, p. 290), basato sulla comparazione degli ordini architettonici da Vitruvio ai più importanti trattatisti del Rinascimento, si prefiggeva come scopo proprio quello di rimettere ordine nella confusione della moderna architettura, ponendosi come occasione per il recupero dei valori patri attraverso la celebrazione del grande architetto veronese. Come per Maffei, anche per Pompei era essenziale dare vita a un movimento generale di rinnovamento del gusto che avrebbe portato alla ripresa di regole classiche e a una violenta polemica antibarocca, in nome di un atteggiamento critico illuminato che rifiutava di assumere a riferimento la lezione di un solo maestro e poneva invece la ragione, l'ordine, la razionalità come perni del rinnovamento architettonico. La scelta architettonica di Pompei sorgeva, quindi, come dichiarato impegno civile: un programma per l'azione che sarebbe andato a colmare quel vuoto lamentato nella Verona Illustrata, e che si sarebbe concretizzato nelle fabbriche intraprese di lì a poco" (E. Granuzzo, Pompei, Alessandro, in: "Dizionario Biografico degli Italiani", LXXXIV, 2015, s.v.). Catalogo unico, ITICCUVIAE08397; Nagler, Die Monogrammisten, 1881, I, pp. 69 e 490; Fowler, 286; Cicognara, 647; Berlin Catalog, 2631; Comolli, IV, pagg. 227-235; Milizia, II, pag. 347.
Della laguna di Venezia trattato di Bernardo Trevisan P.V. diviso in IV. Punti

Della laguna di Venezia trattato di Bernardo Trevisan P.V. diviso in IV. Punti

TREVISAN, Bernardo LA COPIA DI JOHN RUSKIN In 4to (mm. 228x165). Pp. [16, inclusa l'antiporta incisa da A. Zucchi], 129 [i.e. 131], [15] e 2 mappe calcografiche fuori testo più volte ripiegate. Vignetta impressa in rame con motto in greco sul frontespizio. Con inoltre varie figure in legno nel testo. Segnatura: [π]4 [ππ]4 A-H4 [χ]1 I-Q4 2A-2B4. Variante B con fascicolo H ricomposto con inserimento di una carta aggiuntiva χ1 erroneamente numerata 65-66 come la carta seguente segnata I. Pergamena rigida coeva, tracce di tassello al dorso, tagli marmorizzati (piatti e taglio superiore un po' iscuriti). Al contropiatto ex-libris inciso di John Ruskin, sul recto del risguardo libero anteriore nota manoscritta "Presented by John Ruskin Esq." preceduta dal numero "212" e più sotto etichetta stampata del Working Men's College, al titolo timbro ovale dello stesso Working Men's College. Macchia al margine superiore delle prime carte, lieve brunitura uniforme, piccolo strappo senza danno ad una mappa, aloni e segni di tarlo alle ultime carte con minima perdita di testo, ma complessivamente buon esemplare di illustre provenienza. PRIMA EDIZIONE di questa opera di grande erudizione, ricca di notizie storico-geografiche sulla laguna e sulla città di Venezia, arricchita da due carte topografiche, una raffigurante la laguna di Venezia nel VII secolo, l'altra il golfo e la laguna all'epoca dell'autore. Esemplare appartenuto all'influente scrittore e critico d'arte inglese John Ruskin (1819-1900) e da lui donato al Working Men's College, uno dei più antichi istituti mai fondati per l'educazione degli adulti, di cui Ruskin fu uno dei primissimi promotori, insieme ad altri illustri personaggi quali Dante Gabriel Rossetti, John Stuart Mill e James Clerk Maxwell, solo per citarne alcuni. Catalogo unico, ITICCUVIAE11656; Lozzi, 6146; Coleti, 310; Cicogna, 4397.
Quinto libro degli elementi d'Euclide

Quinto libro degli elementi d’Euclide, ovvero Scienza universale delle proporzioni spiegata colla dottrina del Galileo, con nuov’ordine distesa, e per la prima volta pubblicata da Vincenzio Viviani ultimo suo discepolo. Aggiuntevi cose varie, e del Galileo, e del Torricelli; i ragguagli dell’ultime opere loro, con altro che dall’indice si manifesta [?]

VIVIANI, Vincenzo GALILEIANA In 4to (mm. 256x180). Pp. [12], 231, [1], 232, [1], 233-284 e 2 tavole calcografiche fuori testo. Segnatura: *6 A-Z4 Aa-Ee4 Ff6-1 Gg-Kk4 Ll2 Mm-Nn4. Con numerosi diagrammi e figure geometriche impresse in legno nel testo. Cartone coevo con titolo manoscritto al dorso. Al verso della tavola I, che è rilegata dopo la II, si trova un bel disegno alla sanguigna che ritrae un busto maschile con cappello. Al verso del risguardo libero posteriore timbro con il numero "20142". Lievi fioriture sparse, alcune carte lievemente brunite, strappo marginale alla c. X2, le due tavole sono state rifilate ma senza intaccare la parte incisa, la tavola I è stata anche rinforzata, ma nel complesso ottima copia intonsa con barbe. PRIMA EDIZIONE (variante A con il primo fascicolo * non ricomposto). Si tratta della seconda emissione dell'edizione del 1674 ampiamente accresciuta di due parti (pp. 153-284) e delle tavole, che, stando alla data della licenza di stampa che si trova a c. Nn4v, furono stampate dopo il 15 aprile 1676. L'opera raccoglie alcuni scritti inediti di Galileo insieme a testi di Evangelista Torricelli e dello stesso Viviani. Questi visse al fianco di Galileo ad Arcetri dall'ottobre del 1639 come suo allievo, scriba ed assistente e, assieme a Torricelli, trascorse con lui gli ultimi suoi mesi di vita (Galileo morì il 9 gennaio del 1642), prendendo nota delle considerazioni finali del maestro sul rapporto tra matematica e fisica. Il primo capitolo della presente opera fu dettato da Galileo a Torricelli nel novembre del 1641. Il secondo capitolo, invece, edito da un manoscritto che fu dato al Viviani dal cardinale De' Medici, contiene un dialogo fra Salviati, Sagredo e Simplicio che prosegue quello dei Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno alla due nuove scienze. In esso Galileo riflette su due definizioni trovate negli "Elementi" di Euclide, "stesso rapporto" e "rapporto composto", che sono i due elementi chiave su cui Galileo fondò la fisica matematica. Quest'ultimo atto della carriera scientifica di Galileo riprende i primi passi scientifici da lui compiuti a Pisa e Padova, portandoli a compimento. Da giovane, infatti, Galileo fu profondamente influenzato dall'opera di Euclide, in particolare dai libri 5 e 6 dei suoi "Elementi" contenenti la teoria eudossiana delle proporzioni. "A mine of information on Galileo and his immediate successors, this very important work gives Viviani's account of the unfinished works of Galileo, as well as containing Galileo's letters, and some unpublished notes and correspondence by Torricelli. The centerpiece of the book is Galileo's discussion of Euclid's definitions in book five, which clarifies Galileo's position on the science of motion. In addition, he shows how irrational numbers could be derived from rational ones, anticipating by two centuries the work of Dedekind. Also of special interest is a "Fifth Day' to be added to the four in Galileo's Discorsi" (V.L. Roberts e I. Trent, Bibliotheca mechanica, New York, 1991, p. 343). Viviani "with the rigor and prolixity of the ancients devoted an appendix to geometric problems, among which was one on the trisection of an angle, solved by the use of the cylindrical spiral or of a cycloid; another was the problem of duplicating the cube, solved by means of conics or of the cubic xy2 =k" (D.S.B., XIV, 49). Catalogo unico, ITICCUUFIE01362; Riccardi, II, coll. 625-627; Cinti, 151; Carli-Favaro, 339.
Mondi celesti

Mondi celesti, terrestri, et infernali, de gli Academici Pellegrini: composti dal Doni; mondo piccolo, grande, misto, risibile, imaginato, de pazzi, and massimo, inferno, de gli scolari, de malmaritati, delle puttane, and ruffiani, soldati, and capitani poltroni, dottor cattivi, legisti, artisti, degli vusrai [sic], de poeti and co[m]positori ignoranti

DONI, Anton Francesco (1513-1574) In 8vo (mm. 148x95). Pp. [16], 430, [2 bianche]. Segnatura: *8 A-Z8 AA-DD8. Carta DD8 bianca. Marche tipografiche al titolo e al verso di carta DD7. Pergamena semirigida coeva, titolo manoscritto al dorso e al taglio inferiore. Al contropiatto anteriore ex-libris di Giovanni Puccinelli Sannini; al recto del risguardo libero timbro "Raccolta Weiss" e la nota manoscritta "206 libri Ant. 10"; al titolo nota di appartenenza anticamente cassata a penna e timbro a secco "FCZ Eredi Chiappelli Zdekauer" con riferimento alla collezione dell'incisore e pittore Francesco Chiappelli che nel 1920 sposò Maria Zdekauer, figlia di Ludovico Zdekauer, professore di storia di diritto romano all'Università di Macerata; al margine di carta D6v nota di mano posteriore; al verso dell'ultima carta nota coeva con un'invocazione in latino a Dio e ai santi e con il motto in italiano "il pecar he cosa humana / il perseverar e cosa diabolica". Lievi aloni e qualche macchia alle prime carte, alcune carte un po' lente, ma nel complesso buona copia genuina nella sua prima legatura. SECONDA EDIZIONE dei Mondi e degli Inferni del Doni, apparsi per la prima volta nel 1552 presso i torchi veneziani del Marcolini. Più volte ristampata fino a Seicento inoltrato poi dimenticata, l'opera "segue la sorte dei suoi compagni di avventura letteraria, quei testi di viaggio nel paese d'utopia che vanno da Moro a Bacone, che conoscono gran curiosità e interesse per un secolo o poco più e poi si perdono, se non tutti la più parte. Sino alle soglie recenti di un'idea di modernità che non rifiuta l'attesa del buono o del meglio, il bagaglio della fiaba e della meraviglia, e il continuo andare, il viaggio, come curiosità e sete di conoscenza. Non senza qualche brivido di ragioni esistenziali, nella critica dell'attualità come malgoverno dei sentimenti o della ragione. Tutti elementi che il fecondo e fortunato Doni tiene assieme, mescolando fiaba e scrittura visionaria, polemica e moralismo con elegante disegno unitario. Lo schema narrativo è quello del viaggio (gli Accademici Pellegrini, insieme attori e narratori, si pongono lungo un cammino che va dal microcosmo a Dio, alla ricerca dei segreti posti oltre la luna, tra mondi reali e luoghi immaginati), la formula è quella del dialogo, le incursioni toccano la fiaba, la novella, l'incrocio di realtà e finzione, di inventato e realistico. Libro fortunato e dimenticato, mobilmente godibile e pieno di felici invenzioni" (A.F. Doni, I mondi e gli inferni, a cura di P. Pellizzari, con introduzione di M. Guglielminetti, Torino, 1994). Il fiorentino Anton Francesco Doni fu uno dei più originali poligrafi del Cinquecento. Tipografo, poeta, scrittore, disegnatore, egli produsse bizzarri manoscritti e pubblicò opere stravaganti, spesso corredate da fantasiosi apparati iconografici (Zucca, 1551-"52; Marmi, 1552; Mondi, 1552). Spirito polemico (violentissime le sue diatribe con Pietro Aretino e con Ludovico Domenichi) e girovago (soggiornò a Pavia, Milano, Piacenza, Venezia, Ancona e Pesaro, solo per citare i luoghi in cui dimorò più a lungo), si occupò con competenza ed originalità anche di critica d'arte (Disegno, 1549; Pitture, 1564). A lui si devono inoltre i primi saggi biobibliografici di autori italiani (Libreria, 1550 e Seconda libreria, 1551). S. Bongi, Annali di Gabriel Giolito de' Ferrari, Roma, 1895, II, p. 144; C. Ricottini Marsili-Libelli, Anton Francesco Doni scrittore e stampatore, Firenze, 1960, 55; Gamba, 1369.
La libreria di S.E. il N.U. Signor Leopardo Martinengo patrizio veneziano Conte di Barco

La libreria di S.E. il N.U. Signor Leopardo Martinengo patrizio veneziano Conte di Barco, Condomino di Villanuova, Feudatario di Pavone, e Signor di Clanesso, cogli uomini illustri della chiarissima famiglia Martinengo umiliata al medesimo cavaliere dalla spettabile comunità di Calvisano

ZAMBONI, Baldassarre Camillo In 4to (mm. 280x209). Pp. [12], 138, [2]. Segnatura: *6 A-Q4 R6. In testa alla dedicatoria, a c. *2r, stemma calcografico della famiglia Martinengo e bella iniziale incisa. Sulla carta bianca R6r si trova incollato un cartiglio con l'errata. Cartonato muto coevo con nervi passanti. Al contropiatto dedica autografa dell'autore al cavalier Giuseppe Nember (1752-1815), cronista ed erudito quinzanese. Insignificanti fioriture al frontespizio, per il resto bellissima copia intonsa con barbe e di grande freschezza. Prima edizione di questa interessante opera storico-bibliografica, che fornisce non solo un esaustivo catalogo della biblioteca della celebre famiglia bresciana di discendenza veneziana dei Martinengo, dei cui membri più illustri si traccia una breve biografia, ma contiene anche un resoconto del modo tenuto dallo Zamboni nel riordinare detta biblioteca, resoconto che rappresenta un vero e proprio saggio di biblioteconomia. La collezione libraria dei Martinengo, cominciata a metà Seicento dal conte Francesco Leopardo II, fu donata alla fine dell'Ottocento alla Biblioteca Queriniana di Brescia. Baldassarre Camillo Zamboni, molto apprezzato all'epoca a Brescia per la sua cultura multiforme, fu autore di molte opere erudite. Nel 1749, per volere del cardinale Angelo Maria Querini, fu nominato professore di teologia presso il seminario di Brescia. Tra il 1765 e il 1766 fu bibliotecario del procuratore Tommaso Querini a Venezia. Poco dopo il suo ritorno a Brescia, nel 1767, fu incaricato di riordinare e catalogare la biblioteca Martinengo, compito che egli svolse con grande scrupolo e rigore classificatorio. Zamboni riorganizzò il materiale in otto classi (teologia, filosofia naturale, matematica, filosofia morale, politica, belle lettere, storia ed erudizione) e varie serie di sottoclassi, all'interno delle quali distribuì con sapienza l'eterogeneo patrimonio della collezione (cfr. A. Cotti, Camillo Baldassarre Zamboni ordinatore della Biblioteca Martinengo, in: "Viaggi di testi e di libri. Libri e lettori a Brescia tra Medioevo e età moderna", a cura di V. Grohovaz, Udine, 2011, pp. 147-170). Catalogo unico, ITICCUTO0E61418; Melzi, II, p. 127; Cicognara, 4667; Ottino-Fumagalli, 4145; Bonamici, p. 207; Cicogna, 3315.
Saggio di economia civile del conte Donaudi delle Mallere all'Altezza Reale del Signor Principe di Piemonte

Saggio di economia civile del conte Donaudi delle Mallere all’Altezza Reale del Signor Principe di Piemonte

DONAUDI DELLE MALLERE, Ignazio In 8vo (mm. 210x130). Pp. [8], 161, [3]. Segnatura: a4 A-K8 [χ]2. Si tratta della variante C con l'ultima carta [χ]2 bianca. Vignetta xilografica al titolo. Testine, fregi e iniziali xilografici. Testatina con ritratto calcografico del dedicatario (il futuro Carlo Emanuele IV) a carta a2r. Mezza pelle con punte di poco posteriore, dorso con fregi, tassello e titolo in oro (piccole mancanze al dorso, cuffie ed angoli consunti). Leggera brunitura uniforme, ma ottima copia intonsa a fogli diseguali. PRIMA EDIZIONE, non datata ma pubblicata nel 1776. "La produzione testuale [del Donaudi] si scandì nel tempo in rapporto alle possibilità di inserimento in uno dei gangli dell'amministrazione sabauda, e sostanzialmente si articolò in due momenti. Il primo, di maggiore creatività, corre tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta, e vide, oltre alla pubblicazione di numerose memorie su temi specifici, la stesura di tre ampi lavori: il Saggio di economia politica e pratica sovra lo stato presente delle finanze e commercio del re di Sardegna (databile al 1775), il Saggio di economia civile (Torino s.d. [ma 1776]), e le Riflessioni sopra i vari rapporti delle finanze col commercio negli Stati di S. M., consegnate al sovrano nel 1779. [Nei] trattati degli anni Settanta il Mallere diagnosticò una crisi latente dell'economia nazionale, proponendo come soluzione un deciso intervento dello Stato nel settore agricolo, trascurato da una politica economica volta esclusivamente all'industria tessile. Un'ampia liberalizzazione del mercato dei grani e cospicui investimenti in canali e strade, finanziati da un aumento proporzionale del carico fiscale, costituivano le basi della sua proposta di riforma. In una cornice teorica popolazionista, individuava nella mezzadria, non nella grande affittanza, la via per aumentare la produttività dei campi [.] Tali idee suggerirono una censura da parte del revisore dei libri dell'Università di Torino, D.A. Morelli, che si disse sfavorevole alla pubblicazione del Saggio di economia civile perché i temi trattati, che "interessa[va]no i diritti dei sovrani, come sono le gabelle, le finanze, le monetazioni', potevano "opporsi alle massime del governo ed alle leggi che attualmente esistono' (Archivio di Stato di Torino, Corte, Istruzione pubblica, Revisione di libri e stampe [1730-1787], Parere sul manoscritto: Saggio di economica [sic] civile del conte Donaudi delle Mallere, m. 2)" (V. Sorella, Mallere, Ignazio Donaudi conte delle, in: "Dizionario Biografico degli Italiani", LXVIII, 2007, s.v.). Catalogo unico, ITICCUTO0E26278; G. Monestarolo, Negozianti e imprenditori del Piemonte d'Antico Regime, Firenze, 2006, pp. 309-310; Einaudi, 1604; Goldsmiths'-Kress, 11398.2.
Gli Asolani di messer Pietro Bembo

Gli Asolani di messer Pietro Bembo, con alcune altre sue stanze d’amore novamente impressi et corretti

BEMBO, Pietro. In 8vo (mm. 155x108). Cc. 127, [1 bianca]. Le carte 16 e 125 cartulate per errore 15 e 12. Segnatura: A-Q8. La carta A4 segnata per errore A3. Mancano le carte A1 (frontespizio entro cornice xilografica), Q7 (ultima carta di testo contenente il colophon e la marca tipografica) e Q8 bianca. Pergamena rigida del Settecento con titolo manoscritto al dorso, taglio azzurro (sbiadito). Con alcune note marginali coeve. Aloni e fioriture sparse, qualche macchia, ma buoni margini. PRIMA ED UNICA EDIZIONE degli Asolani del Bembo pubblicata da Niccolò Zoppino. Si tratta della settima edizione in assoluto dopo la princeps data a Venezia da Aldo Manuzio nel 1505 e le ristampe di Filippo Giunta (Firenze, 1505 e 1515), Andrea Torresano (Venezia, 1515), Alessandro Paganino (Venezia, 1515), Francesco Griffo (Bologna, 1516) e Giovanni Angelo Scinzenzeler (Milano, 1517). Gli Asolani furono composti in forma di dialogo e divisi in tre libri, alternanti prosa e versi. La tradizione seguita è quella cortigiana e neoplatonica. Dopo un esame delle più autorevoli concezioni dell'amore, come causa di dolore per l'umanità e come elemento naturale e vitale, Bembo propone l'idea di un amore spirituale, desiderio contemplativo di una bellezza quanto più possibile ideale, divina e autonoma rispetto alla realtà terrena. La scena si svolge nella villa di Asolo di Caterina Cornaro, ex regina di Cipro. Modello lessicale e stilistico delle prose è il Boccaccio (cfr. C. Berra, La scrittura degli 'Asolani' di Pietro Bembo, Firenze, 1996, passim). Pietro Bembo nacque a Venezia nel 1470 da una nobile famiglia. Avviato dal padre Bernardo agli studi umanistici, si perfezionò a Messina (1492-1494) alla scuola del greco Lascaris. Tornato a Venezia, collaborò al programma editoriale e culturale di Aldo Manuzio. Durante un soggiorno ferrerase conobbe e amò, ricambiato, Lucrezia Borgia (1480-1519), moglie di Alfonso I d'Este. A lei, oltre agli Asolani, dedicò anche numerose lettere e rime. Tra il 1506 e il 1512 fu alla corte di Urbino, quindi a Roma, dove nel 1513 divenne segretario di Leo X. Nel 1519 fece ritorno in Veneto, stabilendosi a Padova, dove si dedicò alla scrittura delle Prose della volgar lingua e alla raccolta delle Rime. Nel 1530 fu nominato storiografo della repubblica veneta e bibliotecaro della Libreria Nicena (la futura Biblioteca Marciana) di Venezia. Ormai famoso, nel 1539 ottenne il cardinalato, nel 1541 fu nominato vescovo di Gubbio e nel 1544 di Bergamo. Negli ultimi tempi risiedette quasi sempre a Roma, dedicandosi all'edizione delle sue opere. Morì a Roma nel 1547. Bembo esordì con un breve dialogo, il De Aetna (1496), frutto di un soggiorno ai piedi dell'Etna e dei suoi interessi scientifico-umanistici, sull'esempio delle Castigationes plinianae di E. Barbaro. Le sue prime opere importanti furono l'edizione aldina di Petrarca (1501) e quella di Dante (1502). Le Rime furono composte a varie riprese e pubblicate nel 1530. Qui Bembo mostra la sua ammirazione per Petrarca e la sua cosciente e progressiva assimilazione della lingua, dello stile e delle situazioni sentimentali del Canzoniere. Le Prose della volgar lingua (1525), scritte in forma di dialogo e divise in tre libri ambientati alla corte di Urbino, sono considerate come la prima grammatica razionalmente ordinata della lingua italiana. Bembo pubblicò anche il trattato De imitatione, la Historia veneta, che copre il periodo che va dal 1487 al 1513 e che lui stesso poi tradusse in italiano, ed un ricco epistolario, che include anche il giovanile carteggio amoroso con Maria Savorgnan (cfr. C. Kidwell, Pietro Bembo: lover, linguist, cardinal, Montréal, 2004, passim). Edit 16, CNCE4992; L. Baldacchini, Alle origini dell'editoria in volgare. Niccolò Zoppino da Ferrara a Venezia, annali (1503-1544), Manziana, 2011.
La prima parte de Ragionamenti di M. Pietro Aretino

La prima parte de Ragionamenti di M. Pietro Aretino, cognominato il flagello de prencipi, il veritiero, e’l divino. Divisa in tre giornate. La contenenza de le quali si porra ne la facciata seguente. MDLXXXIIII. [seguito da:] La seconda parte de ragionamenti di M. Pietro Aretino, cognominato il flagello de prencipi, [?] divisa in tre giornate, [?] Doppo le quali habbiamo aggiunto il piacevol ragionamento del Zoppino, composto da questo medesimo autore [seguito da:] Commento di ser Agresto da Ficaruolo sopra la prima ficata del padre Siceo. Con la diceria de nasi. Colophon (c. Cc6r): Stampata, con buona licenza (toltami) nella nobil città di Bengodi, ne l’Italia altre volte più felice, il viggesimo primo d’Octobre MDLXXXIV [i.e. Londra, John Windet per John Wolfe, ca. 1595-?97]

Aretino Pietro Tre parti in un volume in 8vo (mm. 161x98). Parte prima: pp. [12], 228. Segnatura: A-P8. Impronta: ean- i.i- a-ni sono (3) 1595 (Q). Parte seconda e terza: pp. [10], 401, [5 bianche], 142, [2 bianche]. Segnatura: A-Z8 Aa-Mm8. Impronte: f-di i?a- i,i- cano (7) 1595 (Q); lalo O.ol o.er teco (3) 1595 (Q). Le carte A1, Cc7, Cc8 e Mm8 sono bianche. Alle cc. Z7r-Dd7r si trova: Segulta [sic] il piaceuol ragionamento de l'Aretino, nel quale il Zoppino fatto frate, e Lodovico puttaniere trattano de la vita, e de la genealogia di tutte le Cortigiane di Roma. Da c. Dd1r, con paginazione propria, comincia, di Annibale Caro, il Commento di ser Agresto da Ficaruolo sopra la prima ficata del padre Siceo [i.e. Francesco Maria Molza]. Con la diceria de nasi. Piccola figura in legno alla c. Kk6r. Pergamena rigida coeva con unghie e nervi passanti, titolo manoscritto al dorso, tagli colorati (tracce di legacci). Piccola macchia d'inchiostro nel margine inferiore di alcune carte al fascicolo K, mancanza nell'angolo inferiore esterno di c. Bb3 che comporta una significativa perdita di testo, forte alone al margine inferiore delle ultime 50 carte circa, leggera brunitura uniforme. Nel complesso buona copia genuina recante sui risguardi e sui margini di alcune carte interessanti note e postille manoscritte di almeno due mani, una coeva ed una di epoca posteriore. RARA EDIZIONE, pubblicata a Londra da John Windet per John Wolfe intorno al 1595-"97 circa, dei celebri Ragionamenti di Pietro Aretino, apparsi per la prima volta presso i torchi di Francesco Marcolini rispettivamente nel 1534 e nel 1536. Il volume include anche il Commento di ser Agresto da Ficaruolo sopra la prima ficata del padre Siceo di Annibal Caro, ristampa della prima edizione del 1538. La presente edizione "printed by Windet for Wolfe can be dated approximately by the deterioration in their factotums and initials" (Woodfield, op. cit., p. 114). I due Ragionamenti dell'Aretino hanno per protagonista la Nanna che, dialogando con l'Antonia, istruisce la figlia Pippa sui tre stati canonici della condizione femminile (monaca, maritata, puttana), consigliandole in fine di perseguire la carriera di cortigiana, considerata tutto sommato la più sicura e la più onesta. Da buona mamma, la Nanna insegna poi alla figlia i segreti del mestiere e i rischi, che consistono essenzialmente nei tradimenti che commettono gli uomini nei confronti delle sprovvedute che si fidano di loro. I due dialoghi, stampati clandestinamente per il loro contenuto osceno, sono divisi in tre giornate ciascuno. Essi ebbero un successo straordinario e furono spesso ristampati insieme come Sei giornate o Ragionamenti. Il tipografo londinese John Wolf li ripubblicò per la prima volta insieme nel 1584 unitamente allo spurio Ragionamento del Zoppino fatto frate, e Lodovico puttaniere dove contiensi la vita e la genealogia di tutte le cortigiane di Roma (prima edizione: Venezia, Francesco Marcolini, 1539), creando in questo modo il canone dei Ragionamenti per i secoli seguenti. Questi dialoghi, a cui risale la fama dell'Aretino come scrittore pornografico, sfruttano il codice praticato dell'osceno per mettere in burla la società contemporanea secondo un registro satirico e caricaturale, che l'autore padroneggiava con grande maestria. Ma essi sono anche il prodotto di una studiata strategia editoriale, perseguita dall'Aretino in accordo con il "suo" tipografo, Francesco Marcolini, che tra il 1534 e il 1545 pubblicò ben trentasette opere aretiniane, diciannove delle quali in prima edizione. Sono quelli gli anni in cui a Venezia, capitale italiana del libro, la letteratura volgare, fatta di testi cavallereschi, libri devozionali, più o meno eterodossi, e raccolte di rime, di lettere e di novelle, vive il suo momento di maggior splendore e fortuna, prima che le maglie della censura ecclesiastica, verso la metà degli anni Quaranta del secolo, si facciano sempre più strette, imponendo dei canoni molto rigidi. Ai Ragionamenti sopra citati si ricollegano per stile e intento caricaturale il Ragionamento nel quale Pietro Aretino figura quattro suoi amici, che favellano delle corti del mondo, e di quella del cielo, apparso per la prima volta senza note tipografiche nel 1538, e il più sobrio Dialogo di Pietro Aretino, nel quale si parla del giuoco con moralità piacevole (Venezia, Giovanni Farri, 1543). Edit 16, CNCE2484; D. B. Woodfield, Surreptitious Printing in England 1550-1640, New York, 1973, nn. 46-47; Eros invaincu, La Bibliothèque Gérard Nordmann, Fondation Bodmer, 2004, nr. 2; P. Larivaille, Pietro Aretino, Salerno, 1997; P. Aretino, Dialogues, R. Rosenthal, ed., Toronto, 2005; I.F. Moulton, Whores as Shopkeepers: Money and Sexuality in Aretino's Ragionamenti, in: "Money, Morality, and Culture in Late Medieval and Early Modern Europe", J. Vitullo e D. Wolfthal, eds., Farnham, 2010, pp. 71-86.
Riscossione del dazio del vino per Bologna e suo contado. Archievietto di documenti in folio (mm. 30x21 circa) relativi all'appalto

Riscossione del dazio del vino per Bologna e suo contado. Archievietto di documenti in folio (mm. 30×21 circa) relativi all’appalto, riscossione e contenzioso del dazio del vino nella città e campagna di Bologna. Ivi, prima quarto del XVII secolo

Vino Nel 1613, essendo scaduto il precedente appalto di 9 anni conferito alla nobile famiglia Dell'Armi, Paolo V nominò tesoriere ed appaltatore del dazio del vino per Bologna e contado il conte Alessandro Tanari. Tra le carte figura un bifolio recante sul recto della prima carta il titolo "Nota delle scritture consegnate da me Alessandro Tanari all'Ecc.mo Sig. Francesco Rivani per occasione della Thesoreria e Datio del vino di Bologna e del mio credito co'l Uttini". Al verso della seconda carta si legge: "1613. Scritture attinenti al Datio del Vino di Bologna". Delle dieci "scritture" che il Tanari chiede al Rivani, avvocato di curia e suo procuratore a Roma, non tutte tuttavia sono presenti. Tra quelle presenti figura una copia manoscritta del Bando sopra le sopra la Tesoreria e Datio del Vino di Bologna, datato 8 ottobre 1604 (fascicolo di 10 carte con varie correzioni e timbro cardinalizio in calce alle firme); una Nota delle Hosterie che sono admesse esenti al tempo de Dell'Armi (bifolio), contenente un elenco delle osterie esenti dal dazio ai tempi del precedente tesoriere, tra queste: Hosteria del Chiu, di Piumazzo, Panico, Tolé, Malvezzi a Castel S. Pietro, Malalbergo, ecc.; il documento di investitura per la tesoreria e dazio del vino di Bologna concessa dal papa e dalla camera apostolica ad Alessandro Tanari per 9 anni a partire dal 16 novembre 1613 in cambio di un esborso a favore della stessa camera apostolica di scudi 6400, oltre agli "assegnamenti" soliti ai Monti di Bologna (i 20 capitoli del suddetto documento, che si compone di 6 carte, definiscono obblighi e privilegi dell'appaltatore); una copia (6 carte) del bando emanato dal cardinal Pietro Aldobrandini, nipote di Clemente VIII, in data 25 ottobre 1613 relativamente agli Ordini et Dichiarationi sopra la Thesoreria del Dazio del Vino di Bologna, comprendente 25 capitoli nei quali si dà un minuzioso ragguaglio dei vini bolognesi e dei loro derivati (aceto, acquavite, saba, ecc.); infine un documento contenente l'Instructione al Sig. Francesco Rivani procuratore in Roma del Sig. Alessandro Tanari nuovo Thesoriero di N.S. in Bologna et Appaltatore del Datio del Vino (cc. 3), nel quale il Tanari si preoccupa soprattutto di rivedere le esenzioni al dazio ereditate dalla precedente gestione: in particolare quelle del Collegio Montalto di Bologna, quelle dell'Abbazia di S. Stefano, quelle ereditate dai nipoti di monsignor Innocenzo Malvasia (morto nel 1612), che producevano vino ed avevano un'osteria a Castelfranco, dove vendevano il vino a "foglietta" (il tipico mezzo litro delle osterie romane), cosa insolita e mai praticata da nobili che secondo Tanara danneggiava il fisco bolognese, e quelle dell'Hostaria sopra Pianoro, ora tassata a lire 25 annue, che invece secondo il Tanara avrebbe dovuto pagare lire 150. Il lotto comprende inoltre vari altri documenti, tra cui una tavola dei pagamenti (datata 7 settembre 1613); una delibera che vieta di frequentare le osterie solo agli uomini maritati (datata gennaio 1620); un testo del 1612 relativo al Collegio Montalto, fondato da Sisto V per gli scolari marchigiani, che vantava esenzioni sulla propria osteria e macello; un parere legale mandato in data 1607 a Giovanni del Benino, futuro arcivescovo di Adrianopoli, relativamente ad una lite fra il cardinal legato Benedetto Giustiniani e il tesoriere dei dazi del vino Dell'Armi; un nutrito gruppo di carte con richieste di esenzioni e relativi pareri legali in merito ad una lite sul dazio del vino con il convento di San Domenico, che produceva vino a Panico, piccolo borgo vicino Marzabotto. Si tratta di un insieme di carte abbastanza omogeneo e di notevole interesse per la storia economica ed enologica della città di Bologna nel primo Seicento.